Mentre va avanti il dibattito tra i sindaci di centrodestra e quelli del Pd e dei movimenti civici circa il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua, il percorso di vendita delle azioni di Acqualatina in mano a Veolia ha preso una strada tutta sua. Indipendente dalla volontà dei Comuni, che peraltro non è univoca. Infatti da un lato la cordata di maggioranza dei sindaci più la Presidente della Provincia spingono per le dimissioni immediate del consiglio di amministrazione per affrontare in non secondo momento l’iter di ripubblicizzazione dell’acqua che in parole più semplici implica il reperimento di fondi per pagare le quote di Veolia. D’altro canto i sindaci di centrodestra (una minoranza del totale) hanno avanzato tre giorni fa una formale manifestazione di interesse all’acquisito e chiedono a tutti gli altri di unirsi a quella proposta. Anche i sindaci di centrodestra non hanno i soldi per acquistare le azioni detenute dal gruppo francese ma avanzano un’idea più o meno concreta, ossia chiederli alla Regione Lazio. In questo scenario l’unico soggetto che, invece, ha reale disponibilità finanziaria è proprio Acea spa che inizialmente aveva «solo» offerto di acquistare da Veolia il 49% delle azioni di Acqualatina senza aver avuto né concorrenti né ostacoli.

L'articolo completo in edicola con Latina Oggi (31 ottobre 2016)