Trascorsi ben quindici anni dalla tragedia di Chiaia di Luna e con la spiaggia, la più gettonata di Ponza, ancora off limits, quel dramma continua ad occupare le aule giudiziarie e per l’ex sindaco Mario Balzano e l’allora responsabile dei lavori pubblici, Antonino Feola, è ora arrivata la condanna della Corte dei Conti. I due dovranno così risarcire al Comune oltre 160mila euro.
Il 19 settembre 2001, la giovane turista Alessandra Pioli, 26 anni, di Lucca, insieme al papà stava prendendo il sole a Chiaia di Luna. I due si trovavano nella zona a rischio frane, che per tale ragione era stata interdetta, quando a un tratto si verificò uno sfaldamento della falesia e, mentre padre e figlia cercavano scampo in acqua, la ragazza venne colpita da uno dei massi. Le lesioni subite dalla 26enne le furono fatali e a nulla valse il tentativo dei medici di strapparla alla morte, trasportandola d’urgenza in un ospedale romano. Sull’accaduto venne aperta un’inchiesta e il Comune venne ritenuto responsabile di quella tragedia, non avendo predisposto, tra l’altro, una cartellonistica adeguata a far comprendere esattamente ai bagnanti qual era la zona da evitare. Tra un ricorso e l’altro il caso si è però trascinato fino al 2012, quando a rendere definitiva la sentenza è stata la Cassazione. Non vedendo un centesimo, nonostante avessero ottenuto una provvisionale, i genitori di Alessandra Pioli, a cui sono stati riconosciuti 240mila euro, e la sorella, che se ne è visti riconoscere 40mila, a titolo di provvisionale appunto, hanno fatto ricorso al Tar, per far sì che quella sentenza venisse rispettata. Condannati a pagare, in solido, il Comune, l’ex sindaco Balzano e Feola. La Compagnia Assicurazioni Generali, nel 2012, ha tirato fuori quasi 155mila euro, la parte del danno che era previsto coprisse l’assicurazione appunto, ma il resto, con un debito fuori bilancio da 241.752 euro, l’ha dovuto pagare il Comune, che ha inutilmente messo in mora e poi fatto causa a Balzano e Feola, al fine di ottenere il pagamento della loro parte.
Sulla vicenda, il 2 agosto 2013, il segretario generale del Comune ha così fatto una segnalazione alla Procura presso la Corte dei Conti del Lazio, che ha aperto un’inchiesta e mandato a giudizio l’ex sindaco e l’allora responsabile dell’ufficio comunale lavori pubblici. E per i due i giudici contabili hanno ora emesso la condanna: dovranno risarcire al Comune 161.168 euro.