Si chiedono tutti cosa farà l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Latina, Patrizia Ciccarelli dopo il nuovo incidente di percorso che sorprende ancora, nella duplice veste di protagonista e di indagato, il marito Salvatore Forlenza. Ci esimiamo dal fare pronostici su quello che potrà accadere in casa Forlenza-Ciccarelli, cioè se la signora, stanca del danno di immagine subito a causa del marito, vorrà dimettersi dal ruolo di moglie e risolvere con una separazione qualsiasi conflitto capace di mettere in ombra o in discussione il suo ruolo all’interno dell’amministrazione comunale. Cose loro. Ma la domanda che esige una risposta è quella che si insegue dentro e fuori degli ambiti politici ed anche per strada e al bar nelle chiacchiere tra cittadini, e che verte piuttosto sulla questione, quella sì di pubblico interesse, dell’ostinata permanenza dell’assessora dentro l’amministrazione comunale di cui è una rappresentante di primo piano. Una bella grana. Chiedere all’assessora di dimettersi per le disavventure giudiziarie del marito, sarebbe un po’ come chiedere ad un altrettanto stimato ipotetico assessore, di dimettersi per via di certe allegre leggerezze della moglie. La capacità di provare imbarazzo è una qualità che attiene alla personalità di ciascuno, o ce l’hai, o ti difetta. E dunque lasceremmo volentieri all’assessore Ciccarelli il compito di regolarsi come meglio crede, se non fosse che la questione presenta altri aspetti di una certa delicatezza. Il primo e più evidente, il fatto che a sequestrare di forza i locali commerciali del Comune di cui Forlenza, il marito dell’assessore, si era a tutti gli effetti appropriato finanche cedendolo in locazione in maniera fittizia per 1 euro al mese, è stato il Comandante della Polizia Locale, dirigente del primo settore di staff, organo di raccordo sotto le insegne del sindaco di tutti i settori del Comune. Mettiamola come si vuole, il Comandante Passaretti è un sottoposto, tra gli altri, anche dell’assessore Ciccarelli. Qui il conflitto di interesse è palpabile, e non si può risolvere facendo dimettere il Comandante o trasferendolo fuori della portata della Ciccarelli. 
Poi ci sarebbe un altro aspetto, per ora solo ipotizzabile, ed è quello relativo alla possibilità che un giorno, se Forlenza dovesse finire sotto processo per la vicenda di via degli Osci, la sua signora moglie si troverebbe, come è previsto, nella veste di parte civile contro il marito insieme al resto dell’amministrazione comunale. Augurandole che tutto si risolva per il meglio, lasciamo alla signora Ciccarelli l’ingrato compito di stabilire se sia più opportuno affrontare il dispiacere di un eventuale processo del marito trovandosi nella veste privata di ex assessore piuttosto che in quella pubblica di assessore ex moglie.
Ma il problema stavolta va oltre la questione delle dimissioni della Ciccarelli. Sul caso tutt’altro che irrilevante di via degli Osci, Latina bene Comune, formazione che rappresenta la maggioranza di governo del Comune, non spende una parola, il che equivale a fare quadrato attorno alla propria esponente assessore, come del resto è già accaduto in precedenza e non soltanto con la Ciccarelli, ma anche per l’assessore Di Muro scivolata sul caso dell’assunzione della figlia in Comune. L’opposizione di centrodestra non fiata se non stuzzicata dai cronisti, niente prese di posizione ufficiali, consapevole che il misfatto di via degli Osci si è consumato durante la gestione Di Giorgi. L’opposizione di centrosinistra, per carità, non può fiatare, perché la Cosmopolitan è giusto una coop di riferimento del Pd, e sostenitori o membri del Pd sono tutti i soci che abitano negli appartamenti di via degli Osci, con o senza titoli si vedrà più avanti.
In questa deprimente situazione che sorprende un’intera città sprovvista di un’adeguata rappresentanza politica, le dimissioni le dovrebbe dare l’intero Consiglio comunale, all’unanimità e senza stare tanto a discutere.