Per il momento Maurizio Mansutti non si schioda, resta presidente provinciale del Partito democratico nonostante il danno d’immagine incontestabile causato al partito con il coinvolgimento nell’indagine Olimpia, per i suoi rapporti con Rino Monti e Luca Baldini, arrestati lunedì scorso dai carabinieri. Venerdì 12 big del Partito democratico tra cui il sottosegretario Sesa Amici e il consigliere regionale Enrico Forte, hanno chiesto la testa dell’ex consigliere comunale, trovando il muro eretto dal segretario provinciale Salvatore La Penna e dal senatore Claudio Moscardelli. Un muro che per il momento crea solo imbarazzo al Pd.
Il segretario pr ovinciale Salvatore La Penna prova a usare l’arma del dialogo, richiamando tutti alla necessaria unità. Per prima cosa La Penna puntualizza che «Il Pd è del tutto estraneo ai fatti oggetto di indagine. Sarebbe giusto rivendicarlo tutti con più forza e ricordare tutti insieme, senza alcuna paura e soggezione, il lavoro svolto dal Pd sia in consiglio comunale che in prima fila nella battaglia per la legalità e contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. Se il primo pensiero e la prima preoccupazione diventano rivolgere all'interno il senso della propria battaglia a colpi di ultimatum, dimentichi dei concetti di garantismo e di fiducia reciproca, credo si vada nella direzione sbagliata. Ritengo che in un momento di grande difficoltà del centrodestra, in cui viene analizzata impietosamente dagli organi inquirenti una prassi amministrativa consolidata, con una serie di imputazioni ipotizzate nei confronti dei vertici politici, che saranno naturalmente sottoposte al vaglio della magistratura, vi dovrebbe essere un maggiore spirito unitario nell'affrontare le vicende che ci riguardano e in tal senso tutti ci dovremmo adoperare. Per quanto riguarda la posizione del Presidente dell'Assemblea Provinciale Maurizio Mansutti - aggiunge il segretario - non vi è nessun meccanismo regolamentare né automatismo che mi obbligherebbe a procedere a un provvedimento di sospensione. Non attendere il tempo necessario affinché Maurizio Mansutti abbia maggiori elementi delle contestazioni a suo carico e, quindi, maggiori elementi per valutare la sua situazione personale, rappresenterebbe una forzatura. In assenza di tali elementi ho fiducia nelle spiegazioni che Maurizio ha fornito riguardo al suo comportamento nello svolgimento delle sue funzioni. Se vi è, invece, una questione più generale di ordine politico, ma abbiamo già chiarito che il Pd è estraneo ai fatti oggetto di indagine, va affrontata all'interno degli organismi e sarà fatto al più presto. Ribadiamo la nostra fiducia nella magistratura e saremo pronti a valutare nuovi ed ulteriori elementi». Molto più duro è Claudio Moscardelli: «Rimango sempre stupito dallo sciacallaggio politico dentro un partito con criteri usati a seconda delle situazioni. Siamo al tentativo di far scadere il Pd nel giustizialismo più becero. Tutto il coraggio che i cosiddetti big firmatari non hanno nell'attaccare la criminalità e le coperture politico istituzionali lo trovano per colpire alle spalle e per cercare di lucrare politicamente qualche posizione nel partito».
Dall’altra parte i firmatari della “mozione di sfiducia” a Mansutti attendono fiduciosi. Se La Penna convocherà i quadri dirigenziali provinciali per una riunione, è probabile che i firmatari non si presentino ed evitino di partecipare ai prossimi appuntamenti fino a quando Maurizio Mansutti non si sarà dimesso o sarà sospeso. Insomma, lo scontro continua.