Nell’inchiesta emerge sempre il problema del settore ospiti dello stadio Domenico Francioni, finito sotto sequestro per l’inchiesta dei carabinieri relativa al falso collaudo. All’epoca dei fatti la dirigente comunale Elena Lusena, chiama il cognato il giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Latina Antonio Lollo che sei mesi dopo sarà arrestato per lo scandalo dei fallimenti in Tribunale. L’obiettivo, secondo la prospettazione degli inquirenti, è quello di cercare di incontrare il giudice che all’epoca ha disposto il sequestro del settore ospite: Giuseppe Cario, collega proprio di Lollo.
Il magistrato che lavora alla sezione gip-gup, risponde ad una telefonata del collega con un netto e secco rifiuto alla richiesta di Lollo di poter incontrare la Lusena. Agli atti è finita anche la telefonata tra lo stesso Lollo ed Elena Lusena. Nell’informativa dei carabinieri viene riassunta la telefona. Lusena: «Sono stata dal pm, ho inoltrato l’istanza ed adesso ci ho parlato e la valuterà e domani mi dovrebbe far sapere». Lollo: «Volevo spiegarti con calma il punto di vista di Cario che io non condivido perchè ho un’ottica». Lusena: «Infatti neanche io». Lollo: «Voglio dì, purtroppo uno non è che si può mettere la pistola in testa alla gente. Elena amica mia, devi pure capirlo questo... il suo punto di vista è il seguente... riteneva l’inopportunità di sentirti, ma non per la persona che sei, il nome o quello che fai, sia ben chiaro, perché la presentazione l’avevo fatto io, quindi è ovvio che non c’era nessuna riserva mentale sulla tua competenza e onorabilità ma per il fatto che comunque la scelta, da un punto di vista sostanziale della tua persona, era stata fatta dal pubblico ministero sebbene la nomina formale dipendesse da lui, ma la scelta sostanziale l’aveva fatta il pm, dice io non voglio intromettermi nelle relazioni che ci sono tra pm e custode nella gestione di una procedura come questa, perchè non succede, ma un domani sto pubblico ministero secondo me cambia idea, la indaga, casca una transenna, na cosa non perchè debba avvenire questo sia chiaro Elena, non è detto che questo deve avvenire e questo non è il mio punto di vista, è il suo punto di vista quindi relata refero non è mia la paternità di questo giudizio di questo pensiero, non voglio trovarmi in difficoltà con il pm e con gli organi di polizia giudiziaria per aver parlato e convenuto con il custode una certa linea che poi debbo disattendere per un motivo che non dipende da me ne dal pubblico ministero nè dal custode... fatto che te devo dì, fa come te pare». Nella conversazione Lollo denigra i colleghi che si occupano dell’inchiesta. La Lusena usa diverse cautele e la telefonata al cognata ha il senso di una consulenza per capire cosa deve fare e non incorrere in qualche errore, è come se si trovasse in una cosa più grande di lei. Lusena: «Il custode purtroppo ho già avuto modo di farlo, lo sto facendo anche per Capasso, per cui ormai le mie competenze, oneri e...». Lollo: «No si questo non si discute e che ti possono mettere in mezzo a dei casini capito...». Lusena: «Eh certo ma io le cautele le ho adottate immediatamente. Io ho già comunicato a tutti nell’Amministrazione Comunale alla società che gestisce l’impianto che sono stata nominata pertanto qualsiasi tipo di intervento o accesso deve essere comunicato a me come custode ed ottenere il relativo nulla osta al pm, per cui ho già avvisato tutti perchè se succede qualcosa e non sono stata io ad autorizzarlo, non sono io responsabile». Lollo: «Sì certo, questo è vero fino ad un certo punto, perché purtroppo in questi tipo di lavori non è che ci sia la responsabilità commissiva, ma c’è anche quella omissiva per non averli controllati quindi purtroppo in questi casi si risponde anche per l’operato di altri capisci, su questo il giudice Cario non ha torto».