Il voto per il referendum costituzionale nella circoscrizione Estero si è chiuso giovedì e le schede votate sono in viaggio in queste ore per l’Italia dove saranno scrutinate nella notte di domenica, assieme a quelle del voto “italiano”. Ma su questa consultazione oltre confine abbiamo raccolto il racconto denuncia di Claudia Castellucci, studentessa di Latina che vive a Valencia e che per riuscire a espletare il proprio diritto di voto ha dovuto attraversare una vera e propria odissea, fatta di lettere, plichi inviati agli indirizzi sbagliati, voto senza alcun controllo e dunque facilmente influenzabile e incertezza sull’arrivo o meno della propria scheda nel seggio designato. Falle burocratiche che uniscono il Comune di Latina, il consolato italiano e più in generale un sistema di voto farraginoso e poco trasparente.
Il diritto di voto
«Sono una studentessa di 21 anni, residente a Latina, temporaneamente all’estero in Erasmus (a Siviglia). A fine settembre-inizio ottobre inizio a informarmi sulla possibilità di votare nella circoscrizione estero per il referendum del 4 dicembre. Si ha tempo 10 giorni dal giorno in cui è stabilita la data del referendum per inoltrare la domanda al proprio Comune di residenza (scadenza che corrispondeva quindi al 5 ottobre circa, successivamente prolungata al 2 novembre). Già qui iniziano i problemi: mi reco sul sito del Comune di Latina, dove tuttavia non ci sono molte indicazioni circa il voto all’estero, né è indicato un indirizzo a cui rivolgersi. Scrivo dunque più volte all’indirizzo generale del Comune di Latina (urp@pec.comune.latina.it), da cui non ricevo risposta. La scadenza per inoltrare la domanda si avvicina, e per me è difficile comunicare con il Comune di Latina dalla Spagna. Mi aiuta dunque mia mamma telefonando al Comune, e le dicono che l’indirizzo a cui devo scrivere è: elettorale@pec.comune.latina.it. Scrivo dunque a quest’indirizzo, inviando tutto il materiale nei modi e tempi previsti. Mi rispondono che tutto è arrivato e che tutto è a posto».
I primi intoppi
Passano diverse settimane e a quindici giorni scarsi dal voto il plico con la tessera elettorale, però, non arriva. Il Comune di Latina ha infatti sbagliato l’indirizzo di Siviglia dove risiede Claudia. «Provo a scrivere al Comune di Latina (senza risposta), al Ministero degli Esteri (senza risposta). Scrivo allora al Consolato di Siviglia, che mi risponde dicendomi che non ha competenze in materia elettorale e mi gira all’Ambasciata italiana a Madrid (è venerdì 25 novembre). Alla fine risulta che la scheda è stata inviata, ma all’indirizzo sbagliato. Io nella comunicazione al Comune di Latina, l’indirizzo lo avevo scritto giusto». E allega la lettera che lo dimostra.
Ingorgo burocratico
A quel punto Claudia deve fare un duplicato, ma serve una richiesta. Invia per mail al Consolato italiano i documenti. Domenica 27 novembre chiede se sia tutto a posto ma le dicono che la sua mail non è arrivata «forse perché pesava più di 10Mb» e la casella postale del Consolato non accetta mail con peso maggiore di quello. Sì, avete letto bene. Claudia si arma di “santa pazienza” e re-invia la mail con un peso minore coi file dei documenti d’identità e quant’altro. Finalmente le cose sembra inizino a funzionare, perché mercoledì scorso, 30 novembre, Claudia riceve il plico per votare. «Arriva il plico, che posso ritirare dalla cassetta delle poste solo ad ora di pranzo. Apro, e trovo la scheda per votare, che va inserita in una busta bianca piccola presente nel plico, la quale a sua volta va inserita, insieme al tagliando elettorale, in una busta già indirizzata all’Ambasciata di Madrid. Sul tagliando c’è scritto “Europa, Spagna. Sesso: F. Iscritta a: un codice alfanumerico”. In allegato trovi la busta del plico elettorale, il certificato elettorale, che devo tenere io, e le istruzioni di voto, così che ti saranno più chiare le modalità».
Il voto va inviato.. per posta
«Leggendo le istruzioni di voto, apprendo che “bisogna spedire la busta all’Ufficio Consolare in modo che arrivi entro e non oltre le ore 16.00 del 1° dicembre 2016 (ora locale) - spiega Claudia - È la prima volta che vengo a conoscenza di ciò, anche se a onor del vero era scritto anche nel secondo comunicato del Ministero degli Esteri, quello del 18 novembre. Da nessuna parte tuttavia è specificato cosa succeda se le schede arrivano oltre le ore 16 del primo dicembre. Mi interesso e scrivo all’Ambasciata di Madrid, i quali mi rendono noto che tutte le schede arrivare oltre le ore 16 del 1 dicembre saranno distrutte. Aggiungono anche che è tutto chiaro sul loro sito, cosa non vera. Non è scritto esplicitamente da nessuna parte che le schede devono arrivare entro il 1 dicembre. Forse, è specificato nelle leggi citate, che non ho controllato. Ad ogni modo, non esiste una comunicazione diretta e trasparente. Faccio tutto ciò che è nelle mie facoltà affinché il voto arrivi in tempo. Mi reco direttamente al più vicino ufficio postale, lasciando a loro la busta indirizzata a Madrid alle ore 16 del 30 novembre. Ha 24 ore di tempo per non essere distrutta».
Un voto forse disperso
Claudia non saprà mai se il suo voto è arrivato in tempo, forse. «Non saprò mai se il mio voto ha contato qualcosa, oppure se ho perso tempo per due mesi» è il suo sfogo. Da questa storia ha imparato qualcosa. «Affidarsi a un sistema postale locale può risultare rischioso, poiché non si ha la certezza che le schede arrivino a tutti. Non c’è poi alcun controllo di documento d’identità. La scheda arriva nella cassetta delle lettere, si mette una croce sulla propria preferenza e si spedisce. Ergo, può votare chiunque. Il postino, il vicino di casa… chiunque. Inoltre chiunque può anche manomettere il voto, aprendo la busta e ponendo un segno o una dedica sulla scheda. Ora, non vado a pensare che i postini siano malfidati, però c’è questa possibilità. Si può senza alcun tipo di problema fotografare la scheda e il proprio voto, inviando la foto a chi ci pare, chiedendo soldi per un voto, ad esempio. In Italia è assolutamente vietato portare i cellulari dentro il seggio, per i voti all’estero nessun problema (stiamo parlando di circa 4 milioni di schede). La prima scheda che è stata inviata all’indirizzo sbagliato… che fine ha fatto? Verrà forse inviata da qualcuno a Madrid? Se anche all’Ambasciata capissero che hanno ricevuto più schede di quanti sono gli elettori, in base a cosa scelgono quali tenere e quali no, se tutte le schede che gli arrivano sono anonime?»