Non solo i soci del Latina Calcio sarebbero stati artefici di un aumento di capitale sociale fittizio, versando denaro nelle casse del club e poi subito facendolo tornare sui loro conti, ma quelle somme, o almeno parte delle stesse, non sarebbero state neppure dei soci, bensì di terzi, che avrebbero fatto loro un prestito e ai quali dopo qualche tempo sarebbero state restituite. Questa l’ipotesi formulata dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta «Starter», che tra accuse di reati societari, finanziari e tributari consumati attorno all’US Latina Calcio srl, ha portato i pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro a far sequestrare alla Guardia di finanza denaro e beni per due milioni di euro.
Uno dei punti principali dell’inchiesta è appunto quello sull’aumento del capitale della società sportiva. Nel 2013 il club nerazzurro aveva subito una perdita di 384.853 euro. Il 27 giugno di due anni fa, i soci decisero così, per salvare la srl, di aumentare il capitale, portandolo da 30mila euro a 634mila euro. Il presidente Pasquale Maietta mise sul piatto 302mila euro e altri 300mila vennero versati dai figli della co-presidente Paola Cavicchi, l’avvocato Fabrizio Colletti e la sorella Roberta. Le Fiamme gialle hanno però appurato che lo stesso giorno Maietta e i Colletti avevano aperto dei depositi a risparmio, sui quali subito la società aveva girato quel denaro, restando così senza un effettivo aumento di capitale. Depositi che verranno estinti l’anno successivo, a metà ottobre, quando Cavicchi si era già fatta da parte e al suo posto come co-amministratore era subentrato l’imprenditore Antonio Aprile. Sempre la Guardia di finanza, ha poi verificato che l’onorevole-presidente, dichiarato estinto il deposito a risparmio, aveva trasferito 251.639 euro su un conto cointestato con la moglie e fatto due bonifici, uno da 50mila euro al Latina Calcio e uno da 200mila euro alla Re.Co.Ma. srl, società con sede nel suo studio commercialista e amministrata da Natale Aprile, figlio di Antonio. La causale di quel bonifico? Restituzione di prestito infruttifero. Gli inquirenti sostengono che l’intera operazione abbia avuto una duplice finalità: realizzare una capitalizzazione solo apparente e «occultare fuoriuscite di denaro evidentemente finanziato da terzi, cui veniva parzialmente restituito dopo la distrazione».