Veementi proteste, gesti di autolesionismo, barricate, una lunga trattativa e, alla fine, grazie al sangue freddo della Polizia penitenziaria e del direttore, la situazione torna alla normalità. Ma dopo una mattina di tensione.
Una mattina, quella di ieri al carcere di Velletri, iniziata come al solito, niente fuori dell’ordinario. Uno dei detenuti, un uomo anziano con gravi problemi di circolazione ad una gamba e quindi anche di deambulazione, ha iniziato però a protestare contro le cure che il Reparto sanitario interno alla casa circondariale, gestito dalla Asl RmH, gli fornisce. A suo dire un servizio carente. In pochi istanti la protesta è montata. Il detenuto era ancora nella propria Sezione ed è qui che gli agenti della Polizia penitenziaria lo hanno invitato a calmarsi. Invece di calmarsi la situazione è degenerata. L’uomo ha tirato dalla bocca una lametta. Con questa prima ha minacciato gli agenti e tutte le persone che aveva intorno e che volevano farlo ragionare. Poi ha iniziato a colpirsi e a ferirsi.
Davanti agli occhi di oltre 50 detenuti e degli agenti della Penitenziaria, si è praticato ferite sul petto, sull’addome, poi è passato alle braccia, infierendo ogni qualvolta gli agenti provavano a far qualcosa.
La protesta isolata dell’anziano, ad un certo punto è stata fatta propria anche dagli altri detenuti. Decine di uomini hanno iniziato a sbattere sportelli, sedie panche e armadi. Hanno distrutto le telecamere di videosorveglianza, hanno mandato in frantumi diverse finestre. Poi hanno tentato anche di realizzare una barricata con delle brande per impedire agli agenti di entrare nella sezione.
A quel punto le regole di ingaggio vogliono che a propria discrezione il direttore possa ordinare un’azione di forza per ripristinare la situazione e la normalità. Prima di ordinare l’irruzione però il diretto re ha deciso di provare a ragionare, con calma, con le decine di detenuti aizzati e fomentati dall’anziano. Nonstante tutta una serie di insulti rivoltele proprio dal detenuto. Una scelta che ha pagato. Ci sono volute alcune ore per convincere tutti a calmarsi. Ma alla fine dopo una mattinata di tensione gli agenti hanno potuto intervenire senza l’uso della forza. L’anziano che ha preteso di essere curato in una struttura ospedaliera, è stato fatto salire su un’ambulanza e trasferito all’ospedale di Velletri. Nel frattempo una trentina di detenuti venivano identificati e per loro avviate una serie di misure disciplinari. Non si esclude anche un eventuale trasferimento.
«Quello di ieri è un fatto grave - affermano Carmine Olanda e Ciro Borrelli, sindacalisti dell’Ugl Polizia penitenziaria - che però mette in luce, ancora una volta, lo stato in cui non solo sono costretti ad operare gli agenti in questo ma anche in altre carceri del Paese, ma anche lo stato di esasperazione che coglie i detenuti. E’ chiaro che il modo di manifestare il proprio dissenso, la propria frustrazione non può essere certo questo, ma le ragioni che possano aver mosso i detenuti possono anche forse essere comprese. Anche loro pagano sulla propria pelle lo stato dei carceri italiani. Il sindacato che noi rappresentiamo auspica che la dirigenza della Asl voglia e si impegni per arrivare ad una revisione e una riorganizzazione del Servizio svolto all’interno del carcere. Allo stesso tempo - aggiungono Olanda e Borrelli - rinnoviamo l’appello al ministro Orlando affinché si attivi per sbloccare l’atteso concorso per la Polizia penitenziaria. Infine, ma è forse l’aspetto più importante, non possiamo non plaudire e lodare l’operato dei colleghi di oggi - ieri ndr - che hanno mantenuto il sangue freddo, e della direttrice che ha creduto nella soluzione della vicenda senza l’uso della forza che la situazione avrebbe reso del tutto giustificato. Grazie a tutti loro una situazione difficile, esplosiva, che ha portato, va detto, alla devastazione di una Sezione della casa circondariale, si è risolta nel migliore dei modi».