Le condizioni di Eugenio Mucci, studente di quindici anni, sono disperate. Dopo un lungo intervento seguito al trasporto presso l'ospedale Santa Maria Goretti di Latina ora lotta tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione.Una notizia che, nel quartiere e non solo, ha lasciato tutti col fiato sospeso perché la famiglia dell’adolescente è molto conosciuta in città: suo padre Bruno è stato uno dei promotori dell’associazione “Gigante Buono” che ha lottato contro l’edificazione nel lotto di via Quarto e poi ha sostenuto il movimento che ha portato all’elezione del nuovo sindaco. Eugenio si trovava con gli amici sul tetto della galleria commerciale di via Veio quando per cause al vaglio della polizia, è finito su uno dei lucernari in plexiglas che non ha retto il suo peso e si è infranto lasciandolo precipitare al suolo. 
«Abbiamo sentito un boato e siamo corsi a vedere - ci racconta uno degli esercenti del centro commerciale - A quel punto abbiamo visto il suo corpo sanguinante. Poi sono scesi i suoi amici». Tra i primi a intervenire è stato un medico che abita in zona, ma la situazione è apparsa subito grave e il ragazzino è stato trasferito al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti con l’urgenza riservata ai codici rossi: i gravi traumi al cranio e all’addome, oltre alle fratture degli arti, hanno richiesto un lungo e delicato intervento chirurgico prima del ricovero nel reparto di Rianimazioni in condizioni disperate.
«Sono ragazzi tranquilli - ci racconta un residente - che passano i pomeriggi a giocare a calcio nel campetto qui dietro. Da qualche tempo avevano iniziato a salire sul tetto, anche se non è praticabile, ma non sappiamo cosa facessero». Dal primo piano della galleria commerciale all’angolo tra via Veio e via Tuscolo partono due rampe di scale che raggiungono il tetto: una è protetta da un cancello che ieri era regolarmente chiuso, mentre l’altra da una porticina in legno che invece da diverso tempo resta aperta. Qualcuno sostiene che sia stata forzata, ma segni di effrazione gli agenti della Squadra Volante, intervenuti per i primi accertamenti, non ne hanno trovati e dubitano che i tre adolescenti fossero in grado di aprire una serratura, seppure vecchia.
All’arrivo delle pattuglie della Questura i due amici di Eugenio non c’erano più, ma come lo stesso quindicenne anche loro sono conosciuti nel quartiere e identificarli non è stato difficile. Dopo lo choc dell’incidente capitato all’amico erano corsi alle rispettive casa, dove i poliziotti li hanno rintracciati e ascoltati per ricostruire l’accaduto. E stando ai loro racconti sembra che da un mese a questa parte si ritrovassero spesso a salire sul tetto della galleria, senza un motivo ben preciso: amavano trascorrere i pomeriggi a chiacchierare lì, con la vista della città illuminata. Un gesto ingenuo, alimentato da quel pizzico di trasgressione che li accomuna a tanti loro coetanei.
Sulla dinamica dell’incidente sono in corso tuttora gli accertanti della polizia, suffragati dai rilievi effettuati dagli specialisti della scientifica. Stando sempre alla testimonianza degli amici di Eugenio Mucci, i tre si trovavano nei pressi del bordo del tetto lato via Veio, proprio all’altezza dell’ingresso adiacente all’ufficio postale, e pare che il quindicenne avesse poggiato un piede sul lucernario quando il plexiglas si è infranto. Uno dei due suoi coetani d’istinto ha provato anche ad acciuffarlo mentre precipitava, come testimonia una ferita rimediata dal ragazzino a una mano, ma senza riuscire. La tragedia si è consumata sotto i loro occhi.