Si era impuntato perché non condivideva il fidanzamento della figlia con un ragazzo molto più giovane di lei di almeno 20 anni e così era stato prima indagato e poi arrestato, finendo ai domiciliari con l’accusa di stalking. Ieri mattina il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, ha assolto per non aver commesso il fatto P.R., queste le sue iniziali, classe 1953, originario di Priverno, proprietario di un ristorante della zona. Anche il pubblico ministero Giuseppe Miliano, nel corso del suo intervento, aveva chiesto l’assoluzione sulla scorta della mancanza di indizi. L’imputato, difeso dagli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhue Luccone, era stato rimesso in libertà anche dal Tribunale del Riesame, che aveva completamente annullato l’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Procura ed emessa dal gip di Latina per dei fatti avvenuti nel 2015.
Secondo quanto contestato nel capo di imputazione del pm Tortora, l’imputato ha minacciato il giovane anche con un’arma e lo avrebbe pedinato procurandogli uno stato di agitazione ansia e paura «e il timore fondato - ha scritto il pm - da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita». Dopo che era stata emessa la misura restrittiva, l’uomo aveva respinto le accuse davanti al gip e il collegio difensivo ha sottolineato più volte e a gran voce l’estraneità ai fatti contestati del proprio assistito. I difensori del ristoratore hanno scelto la strada del rito abbreviato secco, un giudizio che prevede la riduzione di un terzo della pena, e alla fine dell’udienza, le difese hanno consegnato una memoria dimostrando che non ci sono indizi e che le prove sono state azzerate. Una tesi che ha convinto pienamente il magistrato che, dopo la camera di consiglio, ha assolto l’uomo che è uscito definitivamente di scena da questa vicenda. Per conoscere le motivazioni ci vorranno novanta giorni.