Condanna ridotta in Corte d'Assise d'Appello per Pietro Petrianni che nel maggio del 2015 a Sezze uccise a colpi di pistola il cognato Maurizio Di Raimo e poi occultò il cadavere. I giudici Andrea Calabria e Giancarlo De Cataldo, hanno escluso l'aggravante della premeditazione e hanno condannato l'imputato a 18 anni di reclusione, quasi la metà rispetto alla pena richiesta dal procuratore generale che aveva chiesto la conferma della condanna del giudice del Tribunale di Latina Mara Mattioli a 30 anni di reclusione. Il movente dell'omicidio è da ricercare nei dissidi continui tra vittima e imputato per il mancato pagamento del canone di affitto di un capannone a Sezze in via Maina di proprietà di Petrianni e in uso a Di Raimo che aveva un'officina. Le indagini erano state condotte dalla Squadra Mobile di Latina che nel giro di poche ore riuscì a risolvere il caso. Petrianni aveva raccontato che Di Raimo era scomparso insieme ad una donna misteriosa di origine straniera, in realtà aveva depistato le indagini. L'imputato è difeso dall'avvocato Oreste Palmieri mentre la parte civile dall'avvocato Francesco Vasaturo. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 30 giorni.