C'è chi ancora non ce la fa a pronunciare il nome di Littoria, pur essendo consapevole del fatto che questa città è nata con quel nome e con quel nome la sua fondazione è consegnata alla storia. Non si domandano, tutti quelli che in nome di non si sa quale corredo politico-culturale preferiscono la nuova denominazione alla precedente originaria, per quale ragione non provino scandalo pronunciando i nomi di Sabaudia, Pontinia, Aprilia o Pomezia, risparmiati alla furia iconoclasta (allora comprensibile) dei giorni successivi alla liberazione dal fascismo e all'instaurazione della democrazia.

Ma tant'è. Perfino il Comune di Latina, nel dare notizia della cerimonia che si terrà questa mattina al Goretti per l'intitolazione di una targa al personale sanitario che ha combattuto e combatte ancora contro il coronavirus, non esita a parlare di anniversario della fondazione di Latina, benché non vi siano tracce della fondazione di una città con quel nome. A molti sembrerà questione di lana caprina, ma la mancata accettazione delle origini di Latina è ancora oggi motivo di divisione sociale all'interno della città. Il sindaco non può fingere di onorare il momento della posa della prima pietra senza ricordare quel momento nel luogo dove la pietra è stata posata.

E' opportuno che il filo delle origini si annodi alle vicende di oggi, dunque ben venga la targa ai combattenti del covid, ma c'è qualcosa che manca. Manca la volontà di riconciliare la città, tutta, con la sua storia. E a Latina vivono ancora circa milletrecento cittadini nati a Littoria, venuti al mondo prima del cambio del nome da cui ci si ostina a tenersi alla larga.

La storia
Ottantotto anni fa il Commissario straordinario dell'Opera Nazionale Combattenti Valentino Orsolini Cencelli, contro la volontà di Benito Mussolini, presiedeva la cerimonia della posa della prima pietra della prima delle città nuove che sarebbero state fondate durante il fascismo. Il 30 giugno 1932 nasce ufficialmente la città di Littoria.