«Con il voto di ieri si completa il percorso di un movimento popolare nato dai 'vaffa day' che è ormai diventato un partito come gli altri, solo un po' più confusionario e incoerente». Il deputato della Lega Claudio Durigon commenta così l'esito del voto di ieri sulla piattaforma Rousseau con il quale il Movimento 5 Stelle ha sostanzialmente aperto alle alleanze elettorali con altri partiti (nello specifico, il Pd) e ha eliminato il limite dei due mandati per gli eletti (per il momento quelli nei comuni, ma è come aver aperto il recinto ai buoi).

Quel che in particolare stuzzica la polemica, secondo l'esponente pontino della Lega, è chiaramente l'apertura alle alleanze elettorali. L'ipotesi di un Movimento 5 Stelle alleato del Partito democratico nel Lazio e nei comuni al voto il prossimo anno potrebbe diventare da subito ragione di campagna elettorale. E dal momento che tra poco si vota per il referendum, Durigon prende la palla al balzo e rilancia sulla legge elettorale, che dovrà essere approvata per mitigare gli effetti di un taglio dei parlamentari deciso senza modificare il resto dell'assetto costituzionale.

«In questo scenario, il segretario del Pd Nicola Zingaretti giustamente può esultare per la nascita di un'alleanza di centrosinistra che ha nel Pd il perno centrale e nei 5 Stelle l'alleato necessariamente fedele a causa della propria debolezza elettorale - afferma il deputato della Lega Claudio Durigon - Ma a questo punto, perché non puntare su un sistema maggioritario? - butta lì il responsabile nazionale per le politiche del Lavoro del Carroccio - Daremmo agli italiani la possibilità di scegliere da chi essere governati. La sera delle elezioni, quando ci saranno, si saprà chi governa. Tutta un'altra prospettiva rispetto ad un proporzionale che favorisce giochi di palazzo e inciuci».

La mossa di Durigon riposiziona dunque la Lega nel dibattito in corso sulla legge elettorale. Del resto conoscendo la vicinanza di Durigon a Matteo Salvini è difficile credere che sia una posizione personale del parlamentare pontino. Durigon lancia l'amo anche per capire cosa ne pensano gli alleati del centrodestra ma soprattutto per creare difficoltà all'interno della maggioranza rossogialla, in quanto non è un mistero che ampie fasce del Pd siano favorevoli al maggioritario e che questo sia il sistema elettorale preferito da Matteo Renzi e Italia Viva.
La passione della Lega per il maggioritario non è nuova.

A fine 2019 il Carroccio presentò la richiesta di un referendum per abrogare le norme sulla distribuzione proporzionale dei seggi e trasformare il sistema in un maggioritario puro. La Consulta, però, a gennaio scorso, bocciò il referendum richiesto dalla Lega. Salvini commentò così: «È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e 5stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica».
Con l'apertura di M5S alle alleanze, però, viene meno uno degli ostacoli al maggioritario, ossia il ruolo di ago della bilancia di M5S. Fino a oggi i grillini preferivano il proporzionale che permette di attuare meglio il ruolo di alleati post voto con chiunque riesca a garantire una maggioranza in Parlamento: il sostrato dei due Governi Conte, dove il qualunquismo dei 5 Stelle ha permesso nel giro di un anno prima l'alleanza con la Lega di Salvini e poi quella col Pd di Zingaretti e Italia Viva di Renzi. Effettivamente, con questi precedenti, il maggioritario, dove le alleanze vanno fatte prima del voto, è la soluzione ideale.