Sono strani gli intrecci di chi voterà No al Referendum di domenica e lunedì prossimi, opponendosi così al taglio dei parlamentari. A votare No, ad esempio, andrà uno dei decani (per esperienza, più che per età) della politica pontina, ossia Claudio Fazzone e la più giovane consigliera di Latina, astro nascente del centrosinistra, Valeria Campagna.

Il senatore e coordinatore regionale di Forza Italia rileva: «Voterò No non perché non sia convinto della necessità di un taglio del numero dei seggi parlamentari. Ma perché in questo modo, per come è congegnato il referendum, si determinerebbe un attacco forte alla rappresentanza democratica dei territori. C'è poco da girarci intorno. La regola è che tutti i territori regionali siano rappresentati, ma è evidente che pure sul piano provinciale il problema nella sostanza si pone. Non è possibile andare dietro agli slogan demagogici e populisti del Movimento Cinque Stelle. Peraltro basterebbe anche una semplice valutazione: per tre volte in Parlamento il Pd ha votato contro il taglio dei parlamentari. Poi in quarta lettura ha cambiato opinione esclusivamente per motivi politici, cioè per tenere l'alleanza con il Movimento Cinque Stelle. Già questo è indicativo. Mi pare evidente che si tratta di una riforma "monca", che andrebbe a determinare non pochi problemi negli assetti costituzionali legati ai tre articoli. Dal numero dei parlamentari dipende l'elezione del presidente della Repubblica, ma anche la composizione della Corte Costituzionale e del Csm. Inoltre c'è un altro rischio che sinceramente vedo all'orizzonte. E cioè che attraverso il varo di una nuova legge elettorale si possa concentrare ancora di più l'effettivo potere di scelta in pochissime mani, dando sostanzialmente carta bianca alle segreterie dei partiti di decidere chi eleggere e chi no».

Valeria Campagna, capogruppo di Latina Bene Comune in città, è da tempo impegnata sul fronte del NO. «Parliamo di una riforma incompleta, parziale e dannosa per la rappresentanza che otterrà solo una riduzione di costi irrisoria - spiega - Il rapporto nella rappresentanza dei territori diverrebbe sproporzionato: gli attuali 630 deputati garantiscono all'Italia una rappresentanza di un deputato ogni 96mila abitanti; con la riforma invece ogni deputato dovrà rappresentare 151mila cittadini: diventeremmo il Paese col rapporto più elevato fra eletti ed elettori tra gli Stati Ue, con l'Italia al primo posto. Davvero un triste primato. Nel Lazio perderemmo circa il 37% dei rappresentanti (da 58 a 36 alla Camera e da 28 a 18 al Senato). Il risultato porterà ancora più malcontento: le candidature più facoltose saranno favorite, determinando il potere nelle mani di pochi, di chi magari lo ha già e che resterà sempre più "aggrappato alla poltrona" a discapito anche di un ricambio generazionale».

Campagna conclude così: «Una domanda mi pongo come giovane e come donna impegnata in politica, e prima ancora da cittadina. Quanto spazio ci sarà per il merito, per i giovani, per le donne, per le minoranze nelle liste dei partiti se dovesse passare la riforma?».