La parola d'ordine è organizzarsi e non disperdere il lavoro svolto al congresso dello scorso 19 settembre. Così la minoranza interna del Partito democratico s'è data appuntamento per un'assemblea post congressuale domenica prossima, 4 ottobre, alle ore 17,30, presso le Officine del Sapere. «Ora andiamo avanti» è il titolo dell'iniziativa che coinvolge anche i giovani democratici, il movimento under da cui è arrivata la candidatura di Stefano Vanzini, capace di conquistare il 36% dei consensi congressuali. Alla guida del partito è stata eletta Franca Rieti, ma la componente "avversaria" è convinta di poter dare un grande contributo nei prossimi mesi.

«Ringraziamo innanzitutto gli iscritti che si sono riconosciuti nella nostra proposta "un partito in cui credere" - spiega Stefano Vanzini - Abbiamo preparato una mozione in sole due settimane, anche se frutto di un percorso autonomo iniziato 4 anni fa con la nascita dei Giovani Democratici, è stato rincuorante vedere che alcune nostre battaglie erano, e sono, intergenerazionali. Durante questi anni il gruppo è cresciuto politicamente, ampliandosi e potendosi confrontare in una città che ha visto provenire dal mondo giovanile una maggiore richiesta di partecipazione e ascolto. Ovviamente il lavoro non finisce con il congresso, che deve essere il punto di partenza per rimarcare un'idea diversa. Domenica 4 ottobre abbiamo convocato, a tal proposito, un'assemblea post congressuale per ribadire che "ora andiamo avanti!"»

In cosa consisterà questo lavoro? Prova a illustrarlo lo stesso Vanzini. « L'idea di dare un nuovo slancio al PD, partendo proprio dalla sua riorganizzazione, era stata proposta a tutto il Partito. Condizione che sembra sempre più urgente anche alla luce della situazione in provincia, contraddistinta dalla mastodontica sconfitta data dal 7% a Terracina e dal 3% a Fondi, che evidenziano il serio rischio di una "estinzione" del Partito stesso, se non si lavora con l'obiettivo di restituire vitalità e sostanza ad esso. Proprio su tali presupposti si è basata la nostra mozione, nata da un percorso di giovani, ma che ha visto il coinvolgimento di un'ampia varietà di persone (ex militanti; disillusi; associazioni...), con il comune denominatore di creare un contesto partecipativo e inclusivo. Ci siamo riproposti, quindi, di fare della partecipazione e dell'inclusione i due punti cardine: chiediamo un maggiore coinvolgimento del Partito nella sua totalità, soprattutto nei processi decisionali, come d'altra parte sempre manifestato. "Un partito in cui credere" cerca soprattutto di restituire importanza al ruolo del militante, che riteniamo non debba essere soggetto passivo bensì figura attiva nella vita e nelle decisioni del Partito: il militante non può e non deve essere visto come marginale e rilegato al solo momento elettorale».