Si fa da parte, concedendosi un po' di riposo, ma prima di lasciare la guida del circolo al commissario Carmela Cassetta, nominata dal direttivo regionale per gestire le attività politiche fino al nuovo congresso, Daniele Cervelloni, ormai ex segretario, parla fuori dai denti. Lo dice subito: per lui non c'erano ragioni di commissariare il circolo. Nè politiche, né tecniche. Non c'è un segretario dimissionario, come a Fondi, e non si sono verificate le ipotesi previste dallo Statuto. «I gruppi dirigenti sono pienamente operativi», spiega Cervelloni, «non vi sono liti e divisioni» e «il tesseramento è stabile ed ha subito riduzioni riconducibili per lo più alla fuoriuscita di consiglieri comunali ed a persone ad essi collegate». E ancora, «non ci sono problemi economici». Anzi, l'ex segretario fa notare come il partito abbia una propria sede e organizzi «con estremo successo, ogni anno» la Festa dell'Unità. «Pensate che sia così ovunque? Credetemi, altrove si va al bar e la festa dell'Unità è un antico ricordo».

C'è, certo, da rilevare il flop elettorale. Minimo storico alle ultime amministrative, fallito ogni tentativo di coalizione. Cervelloni ammette «se guardo solo il numero; ma se conosco i fatti, dico: viste le condizioni di partenza, il 7% non è molto (ne siamo tutti coscienti) ma è sempre meglio dello 0% come molti avrebbero sperato». E poi «la sconfitta elettorale non è motivo di commissariamento e neppure di dimissioni che rimangono una scelta e non una costrizione tantomeno una cosa scontata. Infatti non le ho date!».

I sassolini dalla scarpa non sono finiti. Secondo il segretario, che ha tutta l'aria di non essere solo a pensarla così nel partito, i tre consiglieri comunali fuoriusciti, Alessandro Di Tommaso, Giuseppe D'Andrea e Valentina Berti, lo hanno fatto non per la gestione locale del Pd. «Addebitavano, a torto o a ragione, alla conduzione politica della Segreteria provinciale, condotta da Claudio Moscardelli, la responsabilità di gravi errori politici». Infine, i tentativi di coalizione falliti. Il Dem ripercorre tutti gli scenari «infruttosi» per giungere a quello che definisce «il più pittoresco dei capolavori tattici: possibile accordo elettorale con la candidata della destra Roberta Tintari» che però non è stata «mai presa in seria considerazione». Da ultimo, l'ex segretario delinea un errore "tecnico" nel commissariamento del circolo: l'averlo fatto durante la pandemia. «La cosa peggiore che si potesse partorire», dice, con «il rischio che il commissario non potrà svolgere alcuna attività» e dunque «l'attività politico organizzativa verrà evidentemente paralizzata almeno fino a primavera». Si vedrà. Quanto al futuro?: «Non me ne vado dal Pd».