«Invece di parlare di attività e programmi, mi ritrovo a rispondere alla stampa per chiarire situazioni e vicende futili». Così esordisce Sara Norcia, consigliere comunale della Lega, nel suo primo intervento ufficiale sul "caso Feudi", chiuso ormai nei giorni scorsi con l'espulsione di Alessandra Feudi dal partito, e iniziato il giorno del primo Consiglio comunale, quando con i voti della maggioranza, proprio al posto di Sara Norcia, nome voluto dalla minoranza, venne scelta a fare da vicepresidente del Consiglio comunale, appunto, Feudi. Una vicenda futile, dice Norcia oggi, e sulla quale tiene a fare delle precisazioni:

«Se "i panni sporchi si lavano in famiglia" purtroppo ciò non è accaduto da parte del consigliere Feudi – tuona - che ha preferito sbandierare sui giornali un argomento e un incarico di poca importanza, tipico da soap opera. Questa non è politica». Parole dure, quelle rivolte alla ex collega di partito che ora siederà nel gruppo misto, da capogruppo. Norcia tiene anche a ricostruire la vicenda secondo la sua prospettiva: «Il secondo punto all'ordine del giorno del consiglio comunale del 23/10/2020 prevedeva l'elezione del Presidente e del Vice Presidente del Consiglio, cariche che vengono concordate insieme tra maggioranza ed opposizione nel pieno spirito di collaborazione, correttezza e trasparenza» scrive il consigliere Norcia, «ma purtroppo quella mattina qualcosa è cambiata a nostra insaputa. Ancora una volta un atteggiamento di arroganza e scorrettezza da parte della maggioranza che ha esercitato una forzatura indicando un nominativo differente da quello concordato». Un accordo, dunque, stando alla versione di Norcia, ci sarebbe stato tra maggioranza e opposizione, sul suo nome. E il voto che ha deviato il corso delle cose è stato - accusa il consigliere della Lega - una ritorsione politica nei suoi confronti. «Il prezzo che qualcuno ancora intende farmi pagare per aver lasciato Fratelli d'Italia per approdare nel Carroccio, continuo a pagare le colpe per essere una donna politicamente attiva, determinata che non ha abbassato la testa ai soprusi di un partito con cui non c'era più dialogo».

Feudi, conclude Norcia «già in quella sede avrebbe dovuto dare le Sue dimissioni ma, vista l'inesperienza politica, non abbiamo dato peso all'accaduto, si è sottratta al confronto di cui tanto parla, disertando la riunione di direttivo convocata nei giorni successivi dal coordinatore Fulvio Carocci. L'espulsione è arrivata dopo diverse settimane in cui né il partito locale né quello nazionale hanno ricevuto chiarimenti in merito».