Recovery Fund in pericolo e  aziende in crisi, il parlamentare europeo della Lega Matteo Adinolfi ritiene come servano   meno burocrazia e più sostegno. 

"Il Recovery Fund è ora in pericolo. Siamo di fronte all'ennesimo intoppo che l'Ue doveva prevedere. E' chiaro infatti che il veto di Ungheria e Polonia altro non fa che allungare i tempi di erogazione delle risorse economiche. Prima lo scontro tra il Parlamento e il Consiglio sul bilancio Ue 2021-2027 e il mancato accordo sul modo in cui dovranno essere conteggiati i costi del debito comune che l'Unione emetterà proprio per finanziare il Recovery, ora questo nuovo stop, non fanno altro che penalizzare le nostre aziende che stanno vivendo un momento drammatico - afferma ancora il parlamentare europeo della Lega - A differenza di quello che il presidente del consiglio Conte ha sbandierato come una vittoria si sta trasformando in un vero e proprio incubo. Questa è la realtà per il nostro Paese. Non a caso la Lega fin da subito si era opposta a questa misura che non è la soluzione agli enormi problemi causati dalla pandemia. E i fatti, purtroppo per le tante aziende in crisi, ci stanno dando ragione.  Si svela quindi il vero volto di questa Unione Europea.

Naturalmente la mia è una critica ad ampio spettro che non si esaurisce con il Recovery fund. Questo, infatti, è solo l'ultimo di numerosi esempi che abbiamo visto nel corso degli anni e che dimostrano come questa Europa, così com'è, non funziona. Quando si è chiamati a prendere decisioni fondamentali per il Vecchio Continente, la montagna partorisce topolino. Il nulla. Finché quindi l'Ue interferirà nelle decisioni politiche interne dei Governi liberamente eletti dai cittadini, mettendo a rischio la democrazia dell'intera area, non potrà mai essere l'Europa dei popoli. Di tutti i popoli. Come Lega abbiamo fin da subito avvertito che quest'arma a doppio taglio di Bruxelles poteva trasformarsi in un vero e proprio boomerang e non è un caso che Spagna e Portogallo abbiano rinunciato al Recovery per non indebitare lo Stato per i prossimi anni e avere Bruxelles seduta sugli scranni dei rispettivi parlamenti nazionali. Giusto quindi che i fondi sia stanziati per Stati che garantiscono lo stato di diritto. Ci mancherebbe! Mi domando però: chi decide cos'è uno stato di diritto? Se parliamo, ad esempio, dei diritti fondamentali della persona, allora mi sorgono innumerevoli dubbi sul perché, ad esempio, Bruxelles continui a destinare numerosi fondi alla Turchia che viola palesemente i diritti umani ormai da moltissimo tempo.

Cos'è quindi per questa Europa lo stato di diritto? Non vorrei che si trattasse dell'ennesimo gioco dialettico per poi poter giustificare pressioni o peggio ancora ricatti per influenzare le decisioni dei vari stati nazionali. E questa cosa non la possiamo accettare. Ma l'aspetto peggiore è che arrivati a fine 2020 le imprese in crisi non hanno ancora ricevuto un solo euro dall'Europa. Se va bene, passeranno ancora mesi prima di vedere i primi sussidi. Siamo stati gli unici a portare a Bruxelles le istanze delle nostre aziende perché capiamo benissimo quanto sia complicato questo momento, ma il governo Conte e l'Europa fino ad oggi hanno solo fatto proclami a cui non è seguito nulla".