Uno sviluppo urbanistico diverso, sostenibile, che non sia limitato a «strumenti obsoleti come i piani particolareggiati». L'ex consigliere comunale del Pd Giorgio De Marchis, attualmente direttore del Parto dei Monti Aurunci, torna a parlare della politica di Latina con un occhio alle prossime elezioni comunali. « Mancano pochi mesi alle elezioni amministrative di Latina. Il dibattito si trascina stanco, stenta a decollare, vecchi temi e problemi tornato al centro dell'agenda, progetti falliti, quelli mai nati, le risposte sbagliate ricevute dall'urbanistica».

Un tema sul quale, quando era consigliere, De Marchis ha sempre battagliato. «Sull'urbanistica e sul futuro di Latina è necessario cambiare il punto di vista, variare la visuale. Damiano Coletta e l'amministrazione hanno innescato un duro e faticoso processo di cambiamento, che dopo l'inizio stentato registra un significativo cambio di passo che sta producendo effetti positivi nella gestione servizio di raccolta dei rifiuti, nella macchina amministrativa ormai lontana dalle ombre che l'hanno resa poco trasparente nello scorso decennio». Adesso però, secondo De Marchis, c'è bisogno di un ulteriore sforzo di coraggio. «Pensare allo sviluppo della città per i prossimi trenta anni, avere l'ambizione di cambiare radicalmente il modello di sviluppo con l'obiettivo di arrivare nel 2050 alla città ad emissioni zero». Uno sguardo orientato al rispetto dell'ambiente, dunque. «Un percorso che potrà prendere il via già nella prossima consiliatura se la classe dirigente troverà il coraggio di buttarsi alle spalle il desueto modello di sviluppo che continua a dominare il dibattito pubblico, infarcito di retorica sulla viabilità, sull'uso di strumenti urbanistici come i Piani Particolareggiati da rinnovare buoni per spostare le lancette indietro di trenta anni». E vanno tenuti in considerazione i grandi cambiamenti imposti dalla pandemia.

«Immaginare la città del futuro oggi vuol dire confrontarsi con due tematiche ineludibili, il taglio delle emissioni di CO2 e l'impatto dello smart working sullo stile di vita - prosegue Giorgio De Marchis - Partendo da queste premesse è chiaro che i modelli proposti fino ad oggi sono superati e, in parte, la loro attuazione sarebbe pericolosa. Latina domani dovrà essere l'avanguardia della città ad emissioni zero, dove la ciclabilità deve passare dallo stato di elemento a servizio del tempo libero a modello di mobilità, dove l'uso dell'automobile dovrà essere limitato alla mobilità verso la prima stazione ferroviaria oppure verso la fermata del bus ad idrogeno».
Non più Ppe ma un nuovo piano regolatore.

«Pensare quindi un nuovo Piano Regolatore che diventi il motore di questo modello di sviluppo, che integri la riqualificazione urbana ottimo strumento per la gestione del presente con la nascita di quartieri senza automobili. Una risposta che andrà pensata anche in relazione al nuovo stile di vita che lo smart working e la riforma della PA imporranno, aprendo la nuova prospettiva della città dove si lavora fisicamente e si vive. Per migliaia di persone non sarà più necessario spostarsi quotidianamente verso Roma per raggiungere uffici e postazioni di lavoro, potranno lavorare "a Roma" restando a Latina, che non sarà più la città da vivere nel weekend ma dove si vive tutti i giorni. Nuove modalità di lavoro e nuovi stili di vita che la pandemia ha imposto ma che diventeranno ordinari».