C'è fermento nel settore farmaceutico proprio nel momento della sua massima esposizione.

Da un lato è noto che quello è il segmento che più può contribuire alla ripresa e allo sviluppo, grazie al fatto che rappresenta un tassello fondamentale nella lotta alla pandemia e nelle procedure di cura. Dall'altro conserva una sacca di precariato dei lavoratori che proprio nelle ultime settimane ha premuto perché siano inclusi più diritti nel nuovo corso economico. E' una vicenda tenuta sotto stretta osservazione dai sindacati della categoria, che tra diretti (con tutti i contratti) e l'indotto arriva a 12mila unità. E può crescere.
Tuttavia non ci sono solo i sindacati a monitorare quanto accade in quel comparto. Anche Unindustria, infatti, ha messo tra le priorità un rilancio del chimico-farmaceutico fatto attraverso accordi con gli enti locali, i soggetti privati e l'Università.
In qualche modo sono i numeri a dettare l'agenda: la provincia di Latina è capace di una produzione che pesa per il 2% del pil nazionale.

Sembra poco ma non è affatto così e in quel segmento sono occupati tecnici specializzati, dunque «classe operaia» un po' diversa dalle altre e per questo il test sul tasso di precari assume un peso specifico. In questo momento il settore traina l'export, pur favorito dalla pandemia e dal tipo di produzioni, ma la situazione, va detto, non era diversa prima dell'emergenza covid, quando solo i numeri dell'agricoltura potevano competere per lo stesso livello di esportazioni in Europa. Di tutto l'export italiano di settore il 38% proviene direttamente dagli stabilimenti del Lazio, con una produzione calcolata nel 2019 in oltre 12,4 miliardi di euro, di cui il 52% arriva dalla provincia di Latina.

Inoltre, negli ultimi 10 anni l'export di farmaci è quasi quadruplicato e Latina risulta la prima provincia esportatrice italiana.

Che cosa si produce qui? Non solo medicinali ma preparati farmaceutici (sieri immuni, vaccini, preparati omeopatici, anticoncezionali) e altri prodotti dello stesso segmento economico come antibiotici e integratori.
Secondo il documento di rilancio redatto da Unindustria «data l'accresciuta strategicità del comparto, è indispensabile uno spettro di azioni finalizzate a promuovere la ricerca in tutte le sue declinazioni, nello specifico quella funzionale alla realizzazione di moderne terapie... a tal fine vanno promosse iniziative anche sulla base di partnership ‘pubblico-privato'». In tale contesto viene vista di buon occhio una rinnovata collaborazione con le Università, ossia il luogo di provenienza formativa dei tecnici specializzati.