''Il sindaco di Latina, Damiano Coletta, preferisce tacere sulla richiesta di commissariamento della Regione Lazio per la gestione rifiuti? Anche i Sindaci di Frosinone, Viterbo e Civitavecchia, ben due colleghi di capoluoghi di provincia vittime dell'ultima ordinanza sui rifiuti, hanno alzato la voce contro il presidente Nicola Zingaretti, rivolgendo un appello alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero all'Ambiente''. Lo chiede il consigliere comunale di Latina della Lega e il membro della commissione Ambiente, Vincenzo Valletta.

La nota a cui fa riferimento il leghista è quella che vede i tre sindaci - Ottaviani, Arena e Tedesco, definire "il modello del trasferimento di rifiuti di Roma, voluto dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, non più accettabile sia per il rispetto dell'autosufficienza dei territori sia per la salvaguardia della salute dei cittadini, costretti a subire un'emissione spropositata di polveri sottili come ha certificato anche l'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (Acos)". Per questo i tre sindaci ritengono opportuno che "sia l'Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) sia la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio si attivino nelle sedi competenti non solo per richiamare alle proprie responsabilità la Regione Lazio, la cui emergenza rifiuti è ingigantita dalla chiusura dal 1 ottobre 2013 della discarica di Malagrotta senza un'alternativa a svantaggio delle province del Lazio, ma anche per affidare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti ad un commissario ad acta, colmando così una crisi impiantistica che persevera da anni. Un appello che proviene da una cultura di governo e da una responsabilità istituzionale che però non può certo continuare all'infinito".

Conclude Valletta: ''Il primo cittadino dovrebbe scendere in campo, mettersi in prima linea, chiamare a raccolta gli abitanti e denunciare questo scellerato e pericoloso sistema di gestione dei rifiuti, che aumenta, inoltre, l'emissione delle polveri sottili con il trasferimento dei rifiuti e dei residui di trattamento da una provincia ad un'altra. Insomma, il Sindaco non è capace da un lato di assumersi le responsabilità e dall'altro di concretizzare una cultura di governo per risolvere l'emergenza rifiuti insieme al presidente della Provincia, Carlo Medici. Entrambi criticati dall'assessore regionale Massimiliano Valeriani, al quale gli avrebbero dovuto ricordare il fallimento della giunta Zingaretti e il commissariamento del Tar del Lazio per l'individuazione della discarica nell'Ato di Latina''.

L'ultima ordinanza emessa dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti l'altra sera, prevede che i rifiuti della provincia pontina andranno in parte a Viterbo. Una soluzione che non convince il capogruppo regionale della Lega Angelo Tripodi. «E' vergognoso che i rifiuti prodotti dalla provincia di Latina siano trasferiti a Viterbo, i cui cittadini e amministratori meritano tutta la nostra solidarietà e vicinanza - attacca Tripodi - Un'irresponsabilità figlia dei fallimenti del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del presidente della Provincia di Latina Carlo Medici e del sindaco di Latina Damiano Coletta, che presiede la conferenza dei primi cittadini».

L'affondo di Tripodi muove chiaramente dai ritardi nella scelta dei siti in cui ubicare lo stoccaggio dei rifiuti, dato che al momento la provincia di Latina è sprovvista di discariche. «Recentemente l'assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani, ha colpevolizzato i sindaci del territorio pontino, rei di non aver partorito atti in un anno. Però lui stesso dimentica il commissariamento del Tar del Lazio per l'inadempienza di Zingaretti sull'individuazione di una discarica nell'Ato di Latina». Come minimo, una corresponsabilità, quindi. E' evidente, secondo Tripodi che «il Pd regionale scarica le proprie responsabilità sul Pd locale e viceversa quando Zingaretti poteva applicare i poteri sostitutivi e mettere fine all'emergenza, dimenticando, inoltre, i gravissimi problemi legati alla salute dei cittadini: il trasferimento delle tonnellate, fra rifiuti e residui di trattamento nelle province del Lazio e fuori dalla regione, favorisce l'emissione delle polveri sottili, oltre all'aumento esponenziale della Tari per coprire i costi», conclude Tripodi.

Impegnati a chiedere la costituzione di un ambito territoriale ottimale alla Regione Lazio, i sindaci della provincia pontina hanno evidentemente perso di vista l'obiettivo vero e proprio, ossia quello di garantire al territorio provinciale la chiusura del ciclo dei rifiuti senza dover ricorrere ad aiuti esterni.

Lo stato dell'arte però parla di indecisioni e di clamorose sviste da parte dei primi cittadini, finiti per farsi bocciare in modo plateale dalla Regione Lazio la loro indecisione e il loro temporeggiare. I modi e gli strumenti amministrativi esistono per deliberare una scelta, ma quel che manca è proprio la volontà di agire in tal direzione.

Da parte sua la Regione Lazio trova sempre più complesso risolvere i problemi legati ai rifiuti, che da Roma alla provincia di Latina sono sempre sul filo dell'emergenza. Dopo i fiumi di parole, infatti, non si è risolto nulla. E chi dovrebbe decidere, adesso, è in campagna elettorale. Tirate voi le somme.

di: Tonj Ortoleva