Mentre il mondo politico setino da una parte attende con ansia le decisioni del commissario sui Bilanci, per capire se ci saranno le condizioni per votare nella finestra compresa tra il 15 settembre e il 15 ottobre prossimi, e dall'altra ha iniziato a mettere in campo "grandi manovre" e strategie per arrivare all'appuntamento con una valida offerta da sottoporre alla cittadinanza, chi invece dovrebbe parlare e spiegare come intende muoversi nel panorama politico che si sta costituendo preferisce star zitto, palesando anche un certo imbarazzo nel muovere solo un passo verso una direzione o l'altra. Dal momento in cui è esplosa la crisi politica, alimentata dalle note vicende giudiziarie che hanno inevitabilmente investito (politicamente, si intende) il partito di maggioranza relativa a Sezze, i dem si sono trincerati dietro un silenzio che la dice lunga sulla situazione che stanno attraversando e su un reale imbarazzo ad affrontarla.


Oltre ad una dichiarazione di facciata sull'inchiesta giudiziaria, infatti, dal Pd setino non è arrivato altro, nessuna nota sul futuro politico, nessun "suggerimento" al commissario prefettizio, nessun distinguo rispetto alla consiliatura chiusa con un anticipo di oltre un anno dalla naturale scadenza. Una situazione di stallo che, stando alle voci che filtrano tra i sostenitori del centrosinistra setino, starebbe minando anche le basi dello stesso partito, con una segreteria ansiosa di mettersi a lavorare per cancellare quella che agli occhi di molti rappresenta una vera e propria onta per il partito e un direttivo che, mai come oggi, è letteralmente spaccato a metà, tra quelli che cercano un modo per salvare il salvabile e quelli che, invece, vogliono proprio girare pagina, a cominciare dalla voce che riguarda le possibili coalizioni in vista del voto di ottobre. Una ricerca di ‘nuova verginità', legittima, che però cozza con una fase operativa che proprio non riesce a decollare, nonostante le pressioni che in queste settimane si stanno concentrando verso il segretario comunale, quel Daniele Marchetti cui è stato dato l'ingrato compito di chiudere (forse definitivamente) una fase e di aprirne una nuova.

Qualcuno tra i dem sembra pronto a mettersi in gioco e qualche operazione è già iniziata per raggiungere questo obiettivo. Ma l'impressione è che questi movimenti non siano coordinati e che le varie cabine di regia non vogliono perdere l'opportunità di contare.

Tutto questo mentre la città continua a chiedere risposte alle mille domande, continua a sollevare questioni e a non ricevere alcun tipo di rassicurazione. Un elettorato altrettanto spaccato che, sostanzialmente, teme che alla fine dei giochi qualche compromesso sarà accettato e, proprio per questo, vorrebbe iniziare a capire come il partito intenda affrontare la campagna elettorale. La prima, fondamentale, domanda che tutti si fanno è su chi punterà il Pd per la sua operazione rilancio a Sezze.

Di Raimo o un altro candidato (spontaneamente o dopo aver passato lo strumento delle primarie) è una domanda legittima, ma sembra che nessuno abbia il coraggio di dire all'ex sindaco che la sua candidatura è decisamente in discussione.