Peggio di un settore immobile, c'è solo un provvedimento mirato a scuoterlo e migliorarlo che rischia di non portare a nulla e di dover essere rifatto. Ecco perché è lecito nutrire dubbi su come è stato presentato ieri e approvato il nuovo regolamento edilizio del Comune di Latina, un testo di 130 articoli adottato con 16 voti favorevoli di Pd e Lbc e ora pronto per essere inviato alla provincia, l'ente che ha 60 giorni di tempo per far pervenire osservazioni, e per far sì che la procedura torni al Comune e si avvii all'approvazione definitiva.

L'intenzione era buona, coltivata da un anno e portata avanti dall'ufficio, ieri rappresentato dalla dirigente Eleonora Daga, perché all'origine della stagnazione su cui annaspa la materia urbanistica a Latina, caratterizzata da incarichi spot e irresolutezza c'è anche un Regolamento Edilizio obsoleto, vecchio di 70 anni, assolutamente fuori registro rispetto ad una città che è cresciuta a dismisura in quartieri e volumetrie sul piano Piccinato arrivando alle derive odierne. Il problema però è che nonostante il Comune si sia interfacciato con la Regione, come ieri ha spiegato l'assessore Franco Castaldo, sicuramente non ha tenuto conto in modo adeguato del fatto che questo strumento, che costituisce una interfaccia importante con i tecnici e con tutto il mondo che ruota attorno al settore edilizio, deve tener conto dello schema di Regolamento Edilizio Tipo per il Lazio (RET) e approvarlo in fretta appare come un nonsense visto come la Regione si è pronunciata in merito alle richieste di altri Comuni chiedendo di procastinare queste attività. Ieri a far presente il rischio di aver perso tempo è stato il consigliere Massimiliano Carnevale che ha prodotto, e ha fatto mettere agli atti della seduta un parere del 30 marzo 2021 con il quale la Regione Lazio, a seguito della richiesta di provincia di Viterbo, in merito all'adozione da parte dei Comuni del regolamento edilizio comunale in conformità alla D.G.R 243/2017 chiede espressamente e si raccomanda nelle more dell'adozione del RET «di procastinare l'approvazione di regolamenti edilizi onde evitare improduttive attività amministrative, posto che nel termine di 180 giorni dall'approvazione del nuovo schema di RET sarà necessario provvedere al loro adeguamento». Non solo: nello stesso parere si comunica «che il rilascio del previsto parere di conformità al regolamento edilizio presentato è subordinato alla preventiva adozione del regolamento edilizio Tipo del Lazio».

Praticamente si evince che la Provincia non può dare il suo parere fino a che non è approvato il regolamento regionale, e dunque anche il regolamento di Latina presumibilmente dovrà fare questa fine non potendo avere il parere della provincia. «Il dirigente e l'assessore dicono che si sono confrontati con gli ordini professionali – ha detto Carnevale – ma sarebbe stato necessario un ulteriore passaggio, ascoltare le osservazioni di chi vive il settore e poi spiegare loro quello che era stato recepito e quello che non era stato accolto, mi vengono in mente solo ragioni pre-elettorali per trovare il senso di licenziare uno strumento fondamentale all'interno di edilizia e urbanistica del Comune in mezzo a una trasformazione ancora in atto della normativa di riferimento. Quello che stiamo approvando è per completare una paginetta del libro bianco di Coletta, ma stiamo facendo cose che non servono a nessuno, e si continua a tenere in ostaggio l'urbanistica di questa città perché non abbiamo idee, volontà e coraggio e facciamo una cosa con il rischio che la Regione ci dica che stiamo perdendo tempo». Castaldo che ha spiegato «che non siamo ancora obbligati a emanare un nuovo regolamento, abbiamo però fatto questa scelta politica importante per strumento che era atteso. Il regolamento non incide sulle destinazioni urbanistiche dei vari Comuni e non si va a sovrapporre alle norme tecniche. Sui piani abbiamo chiarito che laddove ci sono note di dettaglio sui Ppe valgano quelle, quindi il regolamento non scavalca le norme attuative dei Piani particolareggiati». «La Regione ha risposto che era nostra facoltà farlo – ha chiosato poi Castaldo replicando a Carnevale - potevamo adottarlo su quello tipo precedente e poi adeguarlo alle variazioni successive, abbiamo deciso di farlo ugualmente perché è uno strumento necessario».