Il partito Democratico alle elezioni comunali nel capoluogo potrebbe presentarsi senza il simbolo e senza una lista dedicata ma finire in una lista più ampia abdicando alla sua riconoscibilità e al suo futuro politico. Quella che nei giorni scorsi sembrava una ipotesi remota, caldeggiata da molti in Lbc e avallata dai dem legati a Coletta (la linea De Marchis e La Penna per capirci) ieri è stata una opzione concreta discussa dai quadri dirigenziali del Partito Democratico e messa sul tavolo nel confronto con il commissario Matteo Mauri. Mauri, nominato direttamente dal segretario nazionale Enrico Letta dopo l'arresto del segretario provinciale Claudio Moscardelli nell'ambito dell'inchiesta sui concorsi Asl, ha incontrato i vertici del gruppo dirigente comunale e provinciale (Franca Rieti e Mauro Visari) e i consiglieri regionali Enrico Forte e Salvatore La Penna. Molti i temi sul tappeto, soprattutto l'organizzazione del partito in vista delle elezioni nei vari Comuni ma con i riflettori puntati sul capoluogo pontino dove il Partito democratico ha deciso di sostenere il sindaco uscente Damiano Coletta. Mauri in premessa ha spiegato il senso del suo mandato, quello di rimettere in moto il partito dopo gli ultimi scossoni, avviare una campagna di tesseramento e portare il Pd alle elezioni e al congresso di dicembre per il rinnovo della segreteria provinciale. Poi il focus principale della discussione si è incentrato su Latina città, ed è stata rimarcata la linea dell'unione elettorale con Damiano Coletta, un'alleanza ritenuta centrale e dalla quale non si può prescindere, nonostante, aggiungiamo noi, ancora diversi mal di pancia interni. Su questo punto si è aperta la discussione imprenscindibile sulla lista e sul simbolo ed è stato Mauri a chiedere ai dem un giro di interventi per capire a che punto sia la costruzione della lista e come modulare le prossime azioni politiche. Si è ragionato su due ipotesi, la costruzione di una lista del Pd con la sua precisa riconoscibilità e la costruzione di una lista civica che metta insieme diverse forze della città tra cui anche il Pd, ma senza il simbolo dei dem. Insomma una lista con un Pd camuffato da civico che resta, ad oggi, la posizione caldeggiata da chi ha più peso politico nei dem e intesse i contatti con Coletta. Una opzione che avvalorerebbe in pieno la sensazione che il sindaco civico abbia portato il Partito Democratico dove voleva, nella direzione di una fusione a freddo e di un accordo senza prefigurare o costruire i presupposti di una coalizione, quella che è mancata del tutto in questi mesi. Può un partito come il Pd rinunciare al simbolo e alla sua lista di 32 nomi nel Comune capoluogo mettendo a rischio la sua esistenza sul territorio? E' la domanda che attraversa a vari gradi il partito in queste ore, già travolto dalle ultime vicende e diviso. E nel quale in tanti chiedono tempo per riflettere e capire.