Nicoletta Zuliani ha mancato di rispetto al partito, doveva aspettare il direttivo per comunicare le sue dimissioni e ci si augura che non vada sotto altre "insegne". Il Partito Democratico non ha fatto sconti alla sua capogruppo che sabato ha scelto di fare le valigie ed uscire dal partito dove è cresciuta politicamente e ha fatto crescere i dem. Il Pd nella nota a firma di Mauri, Rieti e Vanzini si preoccupa delle "insegne" ma era già pronto a rinunciare alla sua di insegna, il simbolo del Partito Democratico sulla lista avendo enormi difficoltà a comporla. Probabilmente ora si correrà ai ripari per ricomporla questa lista, (adesso lo impone l'esigenza di salvare la faccia e non far passare la tesi-Zuliani) nonostante i passi già fatti con Articolo 1 e Italia Viva per comporre il listone di centrosinistra, ma non si può non vedere la profonda difficoltà del partito, sempre più in confusione e distante dalla città, che paga gli errori di una classe dirigente centrata in questi anni su se stessa e su ruoli e caselle da incamerare. Ormai i veleni reciproci viaggiano sul web secondo la mai abbandonata abitudine del Pd di mettere i propri drammi e litigi in piazza. In tal senso è emblematico il post di Giorgio De Marchis, veterano del Pd e inserito a pieno titolo nella filiera politica dei dem (aspirante sindaco alle primarie Pd del 2011 e candidato al consiglio alle regionali, prima all'anticorruzione all'Ater e poi direttore del Parco Aurunci dal 2017).

Oggi è principale sostenitore dell'accordo con Coletta e scrive sui social: «La Zuliani inventa l'ennesima balla sulla rinuncia del PD al proprio simbolo per giustificare le scelte opportunistiche che da sempre la contraddistinguono. Dopo essere stata candidata dal PD a: Camera, Regione, Provincia, Comune, Presidenza del Consiglio comunale, segreteria provinciale, assemblea nazionale, regionale ed altro, dimostra l'attaccamento al partito collocandosi nel gruppo misto appena le sfugge l'ennesima candidatura richiesta, quella a Sindaco. Il PD sarà presente in una lista completamente rinnovata a fianco di Damiano Coletta nella difficile sfida elettorale, il resto è solo lo scontato epilogo di un bluff politico".
Cercasi coalizione

La replica a questa e alla nota dei dirigenti non si fa attendere da Zuliani, che ora può togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Fino a pochi giorni fa io ero insieme forse ad altri 3 o 4 ad essere certa candidata, l'unica esponente con un "pacchetto di voti vivo": tutti gli altri decidevano di non candidarsi perché "avevano già dato", o perché "preferivano convogliare le proprie forze per far vincere qualcuno del proprio gruppo", o si candidavano nella lista del sindaco perché "avevano più probabilità di venire eletti". Questo rendeva, di fatto, la lista del PD sgonfia, priva di motivazione e debole. Mi chiedo, come mai nessuno voleva dare forza alle idee e ai valori del PD in questa coalizione?». Zuliani non ci sta ad essere dipinta come un'opportunista perché sottolinea di aver agito per il partito e mette in fila le sue ragioni che sono quelle del ruolo di opposizione critica e ragionata di questi anni: «Il Pd rappresentato in Consiglio Comunale da me ed Enrico Forte, aveva evidenziato, coerentemente col ruolo che ricoprivamo di controllo ed indirizzo, errori nella gestione di questi settori: rifiuti e impiantistica, personale, urbanistica, progettualità per ottenere i fondi regionali ed europei, marina… Per noi qui c'erano degli errori che andavano corretti, e lo abbiamo dichiarato con atti pubblici in consiglio comunale. Era il PD che agiva». «Dove eravate in questi 5 anni? – chiede al partito - avete mai letto anche solo uno di questi atti amministrativi per comprenderne le criticità? Non si può andare con Coletta «per partito preso" perché lui rappresenta il simbolo della vittoria sulle destre: ci vuole concretezza e rispetto per i cittadini, non solo cieca adesione ideologica». 

Gli accordi dietro le quinte
Zuliani si sofferma anche su ruoli e contrappesi della politica, chiamata in causa da chi riduce le sue dimissioni a scopi elettorali e di potere. «In una coalizione che abbia rispetto delle sue componenti – spiega - si chiamano insieme a sedersi allo stesso tavolo i rappresentanti di ogni forza politica e si chiarisce quali sono i criteri con cui verrà distribuito il "potere di fare" a seconda dell'apporto in termini di consenso: mai si è voluto affrontare questo tema. Mi chiedo: quali assessorati vuole tenere per sé il sindaco? Forse urbanistica, personale, ambiente/rifiuti? Beh, questo va chiarito prima, non credi? E per quale motivo il PD non dovrebbe poter aspirare ad un ruolo di contrappeso politico come il vicesindaco esprimendolo attraverso la persona che esprime il maggior consenso all'interno della sua lista? O c'è la paura che la Zuliani possa essere questa persona? Mi risulta che sia stato posto un vero e proprio veto da parte del sindaco e di LBC sulla mia persona per questo ruolo, come anche so che è stato chiesto da parte della segretaria di LBC di evitare di "portare la Zuliani" a riunioni con LBC. Come si può sopportare che si venga a decidere dentro casa nostra? Il sindaco, LBC e il PD non hanno mai voluto fare un'operazione di verità. Ho sempre chiesto trasparenza di regole ma questa pseudocoalizione viene gestita dal sindaco con rapporti ed incontri "uno a uno", mai insieme, mai stabilendo insieme le regole. Questo è un metodo che non mi piace, favorisce accordi dietro le quinte, non è democratico, non è trasparente». «Lo so, sono considerata insopportabile e antipatica perché dico le cose con estrema chiarezza, ma sono costretta a dire queste verità pubblicamente perché mai si è voluto affrontarle in nessun altro modo. Sono stata leale col mio partito ed in consiglio ho sempre votato coerentemente con la linea del PD perché lo rappresentavo. Sono stata in opposizione dove gli elettori ci hanno collocato ed ho svolto il mio ruolo di controllo ed indirizzo. Ad un certo punto mi sono accorta che non rappresentavo un bel niente, perché il PD aveva rinunciato alle proprie idee, ai propri progetti e alla propria dignità di attore politico-amministrativo. Era diventato un follower ideologico di Coletta: pensa quello che pensano Coletta ed LBC, vuole fare quello che vogliono fare Coletta ed LBC. Simbolo o non simbolo, a questo punto, vale molto poco. La sostanza è: PD=colonia di Coletta/LBC».