Candidato nel 2016 e segretario comunale del Pd fino a un anno fa, Alessandro Cozzolino ha sempre fatto parte di quella parte del Pd dialogante, ma anche cosciente dei problemi interni del partito. Oggi interpellato sulla vicenda Zuliani, offre una chiave di lettura dura e onesta dentro il partito che passa per l'ennesimo appello alla classe dirigente. «Sono ormai anni che il Pd si propone di ripartire. A livello nazionale, a livello provinciale, a livello locale - spiega - e allora ripartiamo, anche stavolta, di nuovo, ma diciamoci chiaramente per andare dove, per fare cosa e facendo anche un po' di sana autocritica, altrimenti è ripetere la solita litania, pensare di remare in avanti senza accorgersi di star girando in tondo». «Non possiamo e non dobbiamo derubricare le dimissioni del capogruppo Nicoletta Zuliani addossando a lei tutte le responsabilità – spiega andando al punto - sono abituato per formazione personale, quando succede un evento del genere a capire se e dove ho sbagliato io, non a semplificare e auto-assolvermi. Del resto di eventi simili a questo di Nicoletta ne sono capitati uno dietro l'altro e sempre sono stato derubricati a "caso isolato" oppure a gente che per interesse personale andava a cercar fortuna altrove. Una classe dirigente seria qualche domanda dovrà pur farsela se di quattro consiglieri comunali eletti dalla coalizione che ha sostenuto Enrico Forte alle scorse comunali solo uno (proprio Enrico) è rimasto al suo posto". Cozzolino si riferisce, oltre che a Zuliani a Matteo Coluzzi, confluito nel gruppo Misto e Massimiliano Carnevale, approdato alla Lega. Tra l'altro non è una cosa che riguarda solo il comune capoluogo quella di dire addio al pd per gestioni che non sono piaciute Bernasconi, già vicepresidente della provincia e consigliere comunale a Sezze, Alessandro Di Tommaso che del pd fu addirittura il candidato sindaco a Terracina. Elisa Giorgi anche lei era capogruppo nel consiglio di Cisterna. E poi Vincenzo Giovanni ad Aprilia, Gerardo Stefanelli sindaco di Minturno e così via. Ci sono poi i luoghi dove si andrà a votare con il Pd spaccato (vedi Formia e Pontinia). Una classe dirigente falcidiata sempre per colpa di altri?». Le domande e le conclusioni che trae Cozzolino sono di chi ha visto un partito sbriciolarsi senza creare un futuro. «E quando – si chiede - si ha il sentore che si possa perdere un'elezione comunale perché non si pensa a costruire per gli anni che verranno, ma si cercano soluzioni ibride e incomprensibili, che si smontano poche settimane dopo il voto? Si preferisce sempre l'amico che mi sta più vicino a ragionamenti di tipo meritocratico, a premiare chi si impegna nella quotidianità». «Oggi quindi pieno sostegno al commissario Mauri- conclude - ma noi tutti iscritti e militanti del partito siamo chiamati a metterci in discussione realmente se non vogliamo fare l'ennesima falsa partenza». Pd con lista e simbolo o senza? «Il discorso del simbolo l'ho letto solo dai giornali - risponde Cozzolino - e lo valuterò solo se se ne parlerà nelle sedi opportune. Non vedo nessun motivo per ritirare il simbolo dalla scheda elettorale. Coloro che decideranno di candidarsi con il Pd devono farlo dicendo la verità agli elettori, cioè di essere candidati nel e per il Pd. Ttogliere il simbolo mi sembrerebbe più un tentativo di prender in giro i cittadini che altro».