E' pronta a scombinare i piani sia nel centrodestra che nel centrosinistra con la caparbietà e la visione di 14 anni divisi tra la politica e l'insegnamento. Nicoletta Zuliani, candidata sindaco con Azione dopo 14 anni nel Pd, due consiliature alle spalle, ex capogruppo dei dem e in passato vicepresidente del consiglio e presidente della commissione trasparenza, non ha bisogno di presentazioni. Ma di farci capire dove vuole arrivare, quello sì.

Partiamo dalla fine: lei si candida dopo due consiliature in opposizione. Ha detto più volte : né Coletta né il centrodestra, perché Zuliani? Perché i cittadini dovrebbero votarla?
Sia io che Azione, in luoghi e tempi che si sono incrociati, abbiamo entrambi cercato di costruire un'aggregazione per realizzare dei progetti che condividevamo: sbloccare la città dall'immobilismo attraverso scelte chiare e nette nel campo urbanistico, nell'ambito della macchina organizzativa, nella cultura, nel lavoro, nello sport, nella sanità. Un'alleanza costruttiva parte da una piattaforma programmatica condivisa: una coerenza programmatica è proprio ciò che non ho trovato nella scelta del mio ex-partito di sostenere Coletta. Si farà il parcheggio interrato nel piazzale Peppino Impastato che il PD non voleva? Cosa dice il PD sulle politiche del personale? E sulla cultura? Sullo sport? Sulla marina? Sui rifiuti? Sulla sanità? Per cosa si sta insieme? Per battere l'avversario? Un'alleanza distruttiva si pone come obiettivo l'indebolimento dell'avversario perché considerato un "male" per la città: bene, non è la condizione giusta per fondare una compagine di governo e lo abbiamo visto con Di Giorgi. Vincere è un conto, governare è un altro. In queste ultime settimane abbiamo unito le nostre forze, Azione ed io, perché c'è unità di intenti, di approccio, di metodo. La proposta che abbiamo e che presenteremo alla città il 1 settembre è coesa, lineare, di visione e realizzabile. A questo abbiamo lavorato, e questo è il motivo per cui chiediamo ai cittadini di sceglierci.

Lei ha sempre rivendicato in questi anni il primato della politica come garanzia di un percorso solido capace di risolvere problemi. Eppure ha lasciato da poco il partito in cui è cresciuta, non le sembra una contraddizione?
Proprio perché voglio riuscire a risolvere i problemi dei cittadini sto avvicinandomi ad un nuovo partito. Mi ritrovo a condividere le stesse motivazioni che hanno spinto Calenda ad uscire dal PD insieme a Matteo Richetti. Anche Valentina Grippo, mia amica e consigliera regionale del PD, oggi in Azione, ha trovato improduttivo rimanere in un partito asfittico e sempre più ambiguo. Nel nostro territorio il PD ha visto un progressivo decremento di consenso, segno di un allontanamento dai bisogni espressi dai cittadini, di incapacità di rappresentarli, sempre più ripiegato su se stesso, sempre più scenario di strategie correntizie e di potere interno che poco hanno a che fare con la vita dei cittadini. L'esperienza in Consiglio Comunale mi ha fatto capire quanto distante fosse il PD dai bisogni reali della comunità e quanto fosse invece più dedito al consolidamento di carriere politiche di questo o di quello.

E c'è da dire che nel Pd dopo poche ore dall'annuncio delle sue dimissioni si auguravano già che non seguisse altre insegne. E qualcuno l'ha subito accusata di ipocrisia...
Non si può pretendere che la buona politica sia solo dentro il PD. Ho sempre detto che per fare politica c'è bisogno di un contenitore, un luogo da abitare insieme ad altri per costruire progetti e politiche finalizzate a migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini. Questo è l'obiettivo che ogni partito dovrebbe avere. Non è un caso che molte persone con le quali ero legata precedentemente nel PD si trovino oggi in Azione. Chi vuole davvero fare politica deve trovare agibilità all'interno del partito in cui opera, deve poter discutere di temi scottanti come rifiuti e sanità, deve potersi confrontare sulle idee e non sulle appartenenze: quando tutto questo viene meno, quando a nulla valgono gli appelli a mettere al centro i problemi veri, quando altro occupa l'agenda di un partito, allora bisogna prendere atto che effettivamente non si è più dalla stessa parte. Poi, ci si incontra con chi è più simile a sé, e Tassi, Lendaro, Sorabella, Torselli, Milena Ricci, Di Giorgio, Massimo Frisetti e tutto il gruppo di Azione sono la mia nuova famiglia politica.

Perché il Partito Democratico non ha scelto le primarie come lei stessa proponeva?
Le primarie sarebbero state un momento importantissimo per tutta la città. Invece, non si è avuto il coraggio di uscire fuori dalla consuetudine politica: il candidato uscente non può sottoporsi alle primarie. E perché? Coletta era una proposta diversa da Forte e dal PD. Perché non si poteva fare? Invece, secondo me, oggi bisogna interpretare la politica secondo i bisogni nuovi che la storia ci impone: avrebbe fatto molto bene al dibattito politico mettere a confronto due candidati, e capire chi dei due la città avrebbe preferito in un faccia a faccia leale, onesto, costruito sul riconoscimento del valore reciproco. Invece, basarsi sull'assunto che le primarie sono e saranno sempre una carneficina è la strada buona per non cambiare mai niente. La verità è che il PD non aveva la forza di imporre nulla.

Cosa ha imparato in questi anni di militanza politica che metterà in gioco in questa nuova sfida?
Innanzitutto ho imparato che la politica deve essere inclusiva. La rappresentanza dei cittadini va sempre rispettata e valorizzata: quando si parla di città è fondamentale che tutti si sentano coinvolti in un progetto che li vede protagonisti. E poi ho imparato come funziona la macchina amministrativa in tutte le sue pieghe e in tutti i suoi angoli più nascosti; è da qui che si parte per dare le risposte i cittadini, dall'assegnazione dei numeri civici (che dopo oltre due anni dalla domanda ancora non vengono assegnati) ai posti ad personam ai disabili, dalla creazione dei presupposti per lo sviluppo di un territorio all'intercettazione di finanziamenti, alla realizzazione dei progetti ormai decennali.

Qual è il primo atto che porterebbe avanti se fosse eletta?
L'indizione di un corso concorso per reclutare personale per il Comune di Latina: questa città merita di reclutare personale dai suoi giovani e meno giovani latinensi. Perché il Comune è il cuore della città.

Può citarmi tre settori in cui Coletta ha sbagliato spiegandomi come lei farà meglio?
Parto dall'urbanistica: Non c'è stato il coraggio di fare scelte importanti: si è attivato fuori tempo limite un Ufficio di Piano che sta rivedendo uno ad uno i piani annullati senza un criterio unico per tutti. Il Piano del Commercio vigente non è armonizzato con la parte urbanistica creando, in questo modo, zone opache, di difficile interpretazione, che generano contenziosi e bloccano ogni iniziativa imprenditoriale; ci sono intere zone della nostra città dove manca una definizione urbanistica, come ad esempio l'area delle terme, dove il consiglio comunale non ha mai definito il suo indirizzo.
Poi il lavoro e lo sviluppo: non sono state attivate le reti di impresa che, soprattutto durante la pandemia da Covid-19 e grazie al fiume di finanziamenti e fondi che la regione metteva a disposizione, potevano rappresentare una strada per un sostegno concreto e l'avvio di un processo virtuoso. Infine sport e turismo. Il turismo di Latina può essere associato in maniera vincente soprattutto alle attività culturali di qualità, di forte richiamo, e all'attività sportiva agonistica e di livello. E' necessario però avere le idee chiare ed un progetto che istituisca, per la parte della cultura, forme di gestione solide e sostenibili nel tempo, come un'Istituzione o una Fondazione che sappiano coordinare e progettare proposte di qualità; il Comune invece non ha personale adeguatamente formato ed ha mortificato il settore culturale non prevedendo nuove assegnazioni per quelli andati in pensione. Lo stesso vale per lo sport: la mozione approvata all'unanimità in consiglio comunale all'inizio della consiliatura per una consulta dello sport ha visto l'approvazione in consiglio del regolamento soltanto poche settimane fa: sono stati persi cinque anni. L'annosa questione degli impianti sportivi ha risentito della carenza di personale per la quale, purtroppo, le risposte arrivano con una lentezza che costringe la società a trasferirsi o, nella peggiore delle ipotesi, a morire.

Chi è l'avversario che teme di più?
Sono due: la sfiducia e l'indifferenza. Vorrei che le persone non guardassero a ciò che temono, ma a ciò che vogliono. La politica è bella quando sono le idee a giocare la partita, le idee portate avanti da persone credibili e generose. Spero che cresca l'interesse per la cosa pubblica, anche grazie alla varietà di proposte che sono in campo, un interesse importante che, in fin dei conti, ci determina la qualità della vita.

Il caso del momento riguarda il parco Falcone e Borsellino e le dimissioni di Claudio Durigon, che ne pensa?
Sono più che giuste le dimissioni di Durigon. Quello che ha detto non poteva essere interpretato come pura propaganda elettorale. Sono dichiarazioni che non appartengono a chi riveste un ruolo istituzionale a garanzia dell'unità dello Stato e della Costituzione sulla quale ha giurato.

Che sindaco vorrebbe essere per la sua città?
Vorrei essere il sindaco che porta a compimento tutti i progetti che ha scritto nel programma: li abbiamo costruiti per realizzarli. Siamo consapevoli che il compito è arduo, ma altrettanto certi che sia fattibile, perché la squadra che ho garantisce competenza e una strutturazione tale da realizzare i nostri obiettivi.