Dal prefetto voleva andarci Enrico Tiero per le varianti urbanistiche sul Mol portate dall'amministrazione Coletta in consiglio in pieno periodo di comizi elettorali a pochi giorni dal voto. Una promessa di dieci giorni fa che appare paradossale visto che il fratello Raimondo, dello stesso partito, mantenendo il numero legale in commissione attività produttive ha consentito che venisse votata. Ma alla fine il prefetto è stato interpellato in quella che sta diventando una macchia poco dignitosa sul vestito di questa campagna elettorale per le comunali con ricadute politiche e d'immagine negative sia su Lbc che sul centrodestra. Ieri il candidato sindaco Antonio Bottoni ha inviato una nota al Prefetto di Latina, dopo averla annunciata nel confronto tra candidati promosso dall'Ucid, e, per conoscenza, al presidente del consiglio comunale Massimo Colazingari, in merito alla convocazione del consiglio comunale straordinario per il 29 settembre 2021 nel quale si discuterà una variante urbanistica al prg per interventi edilizi di riqualificazione, ristrutturazione, cambio destinazione d'uso da zona agricola a servizi generali e ampliamento del Mercato ortofrutticolo di Latina.

Un atto di non ordinaria amministrazione e neanche indifferibile e urgente, tale da essere trattato neil periodo dei comizi elettorali, come da più parti stanno sostenendo lo stesso Bottoni, il M5S (con Ciolfi), Azione (con Tassi e Zuliani) e con l'unica voce nel centrodestra di Massimiliano Carnevale della Lega. Nella nota Bottoni chiede al Prefetto l'attivazione dei poteri sostitutivi: «Il presidente del consiglio comunale di Latina – si legge nella lettera – ha convocato una riunione in via straordinaria per i giorni 29 e 30 settembre con unico punto all'ordine del giorno la proposta di deliberazione di consiglio n. 126 del 10.09.2021 avente ad oggetto: "Progetto di interventi edilizi di riqualificazione, ristrutturazione, cambio destinazione d'uso e ampliamento del Mercato Ortofrutticolo di Latina (M.O.L..) – Approvazione in variante al PRG". Tale deliberazione è atto meramente discrezionale, per cui non può essere portata all'approvazione del Consiglio, il quale, a contrariis, deve essere chiamato a deliberare esclusivamente atti indifferibili aventi natura vincolata. E' palese – prosegue la nota di Bottoni – che, qualora il consiglio votasse favorevolmente il punto, si esporrebbe alla censura di abuso d'ufficio».