Avevano additato quelli di prima, esponenti a vario titolo del centrodestra con cui oggi vengono a patti, come propensi a bypassare le regole, a nutrirsi di clientele, a pensare a poltrone, ruoli e posti da occupare. E oggi, sarà complice il tutoraggio di Forza Italia, i componenti di Lbc con il sostegno tacito dei loro alleati d'occasione, stanno finendo per diventare gli allievi migliori di quella scuola che fa tanto vecchia politica, quelli che riescono a superare i maestri in scioltezza. Perché quello che sta accadendo in merito alla vicenda delle commissioni consiliari, ancora in stallo e non costituite a tre mesi dal voto (con l'amministrazione provinciale che le ha costituite il giorno stesso del primo consiglio comunale), sta sfiorando i confini del grottesco e oltre a rendere plastica la difficoltà a formare un governo stabile con le attuali proporzioni di seggi e consiglieri mostra come la convenienza politica possa piegare qualsiasi regola. Cosa è accaduto? Che la coalizione di maggioranza formata da Pd, Lbc, M5S, Muzio e Forza Italia con il passaggio recentissimo di Alessio Pagliari nella Lega perde un seggio nelle commissioni secondo l'articolo del regolamento sul funzionamento delle commissioni consiliari, regolamento fatto da Lbc stessa quando era maggioranza bulgara al governo della città. Quel regolamento prevede all'articolo 2 che «Il Consiglio Comunale assegna alle singole Commissioni la presenza numerica dei gruppi consiliari in misura proporzionale alla loro consistenza e al numero complessivo dei seggi da attribuire». Non si scappa e fino alla scorsa consiliatura questo dettato si traduceva nel riportare i valori decimali dei resti di ogni gruppo all'unità con approssimazione per eccesso e per difetto e conseguente attribuzione dei seggi ottenuti al singolo Gruppo. Nella capigruppo di sabato Lbc e la sua coalizione, nonostante lo schema fosse già pronto su questi principi, si trovava però, con la novità Pagliari, di fronte alla prospettiva di perdere un seggio e di non avere più 5 commissioni su 10 con la maggioranza e relativa presidenza, bensì 4 su 10.