La maggioranza guidata dal sindaco Lidano Lucidi tira dritto e va avanti: la delibera che ha approvato lo studio di fattibilità dell'impianto di compostaggio di via degli Archi non è stata ritirata. L'impianto se si farà si farà in via degli Archi. La richiesta di revoca era stata avanzata da tutti i consiglieri di opposizione: del Pd, Sergio Di Raimo e Armando Uscimenti, di area Pd, Adrian Briciu e Alessandro Ferrazzoli, da Fratelli d'Italia con Orlando Quattrini e dal consigliere Serafino Di Palma con Impronta Setina, Lega e SezzeCambia. Se la richiesta di finanziamento di circa 2 milioni ed 800 mila euro verrà accolta dal Ministero, in ossequio alle norme previste dai fondi del PNRR, l'impianto potrà essere fatto "solo" in quel luogo. Contrariamente a quanto asserito in ogni intervento da parte di tutti gli esponenti della maggioranza. Ma tant'è.


Così se il populismo del "pasticcio alla setina" ha fatto avanzare anche l'ipotesi di prolungare a dicembre del 2025 la regolarizzazione delle opere in difformità, compiute all'interno del Cimitero comunale, quello stesso populismo trasversale a tutti i partiti che Lucidi interpreta, rifiutandolo, ignora i passaggi tecnici e progettuali di un'opera strategica. Di sicuro impatto ambientale, ma realizzabile, qualora si riuscisse a capire prima di tutto, che tipo di impianto si vorrebbe realizzare. Un'opera di certo non finalizzata alla chiusura del "circolo dei rifiuti" (consigliere Piccinella, ndr), ma all'avvio di una porzione delle attività a valle, del processo industriale del "ciclo dei rifiuti".
Perché nessuno degli esponenti della maggioranza, assessori, o presidenti di commissione, ha chiarito se si tratti di un impianto di comunità detto "compostiera di comunità", come richiamato nell'incipit del progetto, o se invece, ciò che si vuole realizzare è un impianto industriale, di altra portata, visto il tonnellaggio/anno indicato 3.000t nel progetto.

Due impatti, due visioni, distanti, per funzione e scopo. Così se il consigliere Alessandro Ferrazzoli ha messo per primo il punto su una questione dirimente: «A chi appartengono i terreni su cui si vuole realizzare l'impianto?» (escludendo la piccola porzione di terreno su cui insiste l'ex depuratore di Sezze scalo). Lo stesso ha fatto notare come: «parlando di ciclo industriale sarebbe stato meglio volgere lo sguardo altrove, ad esempio l'ex Cirio». Puntuale l'intervento del consigliere Di Raimo che ha messo in evidenza, tra le molte cose in contraddizione tra loro: «L'anti economicità della scelta, posto un risparmio effettivo tra i 20/22 euro anno/famiglia». Tesi respinta dal sindaco Lucidi che vedrebbe nel risparmio di 220 mila euro/anno «azzeramenti per i meno abbienti e per le imprese locali». Il populismo "à la carte" fa dimenticare come per raggiungere quel risparmio occorrere prima iniziare a fare la differenziata (Sezze è il fondo alla classifica con percentuali che non raggiungono il 32% - dati ISPRA 2020 - non avendo ancora esteso il servizio su tutto il territorio comunale). A questo si aggiunge, secondo Uscimenti, che: «La strategia perseguita sembra quella di andare a recuperare fondi a casaccio», senza una visione complessiva. «Una fuga in avanti inusuale, per una giusta causa, non avendo nemmeno atteso - Di Raimo - la costituzione degli EGATO, da parte del Commissario provinciale che, entro aprile 2022 dovrebbe licenziare il Piano Provinciale dei Rifiuti, in ossequio al Piano Regionale».