Il sì del Consiglio comunale all'accordo transattivo per versare alla società Flavia ‘82 i soldi per l'indennizzo dei palazzi in zona 167 ha riacceso lo scontro tra la maggioranza e parte della minoranza. Ad opporsi in maniera feroce a questa intesa sono stati i consiglieri comunali di Piazza Civica, che in aula con il capogruppo Pino Petito hanno contestato la scelta dell'amministrazione chiedendo una commissione Trasparenza per chiarire alcuni aspetti sul pignoramento da 2,4 milioni di euro subito dal Comune, tornando poi alla carica con un comunicato nel quale accusano di la maggioranza civica di aver "tradito" i valori e gli ideali che l'hanno portata alla guida della città nel 2009. «La transazione con la Flavia ‘82 certifica, semai ci fosse bisogno di altre prove, l'esaurimento di quella spinta valoriale posta all'origine del progetto civico. Atto questo che arriva dopo la transazione con la Salini Costruzioni, ma soprattutto con Acqualatina che, insieme alla Turbogas e all'Aser, ha segnato il punto di rottura e l'inizio per la costruzione di una nuova proposta - afferma Piazza Civica - fondata sulla tutela degli interessi generali, sulla legalità e su un rinnovato rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, i quali non si erano più sentiti tutelati dai partiti tradizionali. Il civismo post identitario, il radicamento territoriale marcato da localismo difensivo, la promessa di migliorare l'amministrazione rinnovando procedure e introducendo un sistematico ascolto dei corpi sociali, sono stati gli elementi vincenti per ottenere per 3 volte il consenso necessario ad amministrare la città. Dopo 15 anni di governo quella maggioranza non esiste più, non solo perché il sindaco ha deciso unilateralmente di espellere un gruppo politico che nel 2018 ha contribuito in maniera decisiva alla sua riconferma, ma perché lui stesso si è dimostrato indisponibile al necessario rinnovamento facendo venir meno i presupposti che diedero vita a quella proposta politica».
Nell'intervento, i consiglieri Pino Petito, Ilaria Iacoangeli, Fiorella Diamanti e gli ex assessori Omar Ruberti e Monica Laurenzi criticano l'operato del sindaco, che a loro giudizio avrebbe abbandonato il solco perseguito dal suo predecessore e dal progetto civico in origine. «Sulla Flavia '82, al di là di aspetti poco convincenti dal punto di vista tecnico e della reale convenienza economica del Comune, è bene ricordare che lo scioglimento della convenzione per gravi inadempienze significò il riconoscimento di un enorme danno ai cittadini che per anni non hanno avuto i necessari servizi pubblici. Quella battaglia - continuano - ha significato una doverosa lotta per difendere l'interesse generale, costato a numerose famiglie somme esorbitanti per riacquistare una seconda volta la loro casa. La Flavia è anche un simbolo della lotta alle ingiustizie consumatesi nella 167 di Aprilia, come bene aveva capito il sindaco Domenico D'Alessio, che diversamente aveva orientato l'azione della sua amministrazione a completa difesa di quei cittadini. Così come sono state un simbolo di pari intensità le lotte contro Turbogas e Acqualatina. La realpolitik del sindaco Terra ha cancellato tutto questo. Cosa rimane di quella spinta ideale? Niente. Solo l'ordinaria amministrazione e la gestione del potere fine a sé stessa».
Eppure gli esponenti di Piazza Civica sono convinti che si possa ancora costruire un progetto nuovo e partecipato, magari coinvolgendo i delusi dell'amministrazione Terra. «E' tempo di costruire una nuova proposta politica a schema libero. Nessuno - concludono - si senta più vincolato ad un progetto che ha esaurito la sua spinta e la sua anima originaria».