Si preannuncia un consiglio comunale difficile nei numeri quello di stamattina anche se apparentemente scarno e privo di mordente. I punti all'ordine del giorno sono tre ma quelli che potrebbero destare problemi sono relativi a due debiti fuori bilancio, per somme esigue con un uno da 10mila euro e uno da poco più di tremila euro: il problema potrebbe nascere perché il centrodestra ha sempre scelto di non votare i debiti fuori bilancio uscendo fuori dall'aula e nel caso si verificasse questa ipotesi domani Coletta si troverebbe senza i numeri per andare avanti, con 16 consiglieri venendogli a mancare il consigliere Massimiliano Colazingari, da tempo in contrasto con Coletta e deciso probabilmente ancora una volta a non presenziare. A quel punto l'unico che potrebbe mantenere in piedi i numeri della maggioranza è il presidente del consiglio comunale di Fratelli d'Italia Raimondo Tiero. Uno schema che si è già ripetuto e che mostra la fragilità di questa maggioranza. Sei mesi di governo cittadino senza produrre atti con una giunta evanescente, un consiglio che porta avanti l'ordinario della gestione precedente e un'amministrazione che appare debole e demotivata sotto il profilo gestionale e politico mostrano con evidenza come diventi sempre più difficile per il sindaco gestire i postumi dell'anatra zoppa, ma soprattutto concretizzare i propositi che facevano parte dell'accordo di programma stabilito con la sua coalizione e con Forza Italia. L'ultima falla della perdita del finanziamento costituito dai mutui Bei da 4,3 milioni per quattro scuole della città con il monito dei revisori dei conti ad un ente definito «inerte e negliglente» ha mostrato una volta di più la debolezza di una struttura depotenziata di risorse e professionalità da cinque anni di scelte sbagliate su organizzazione e personale e più nel dettaglio la fragilità di un settore come i lavori pubblici dove negli ultimi anni non si è visto in risultato, tra lavori appaltati e non terminati: tre anni per mettere a posto una biblioteca, sei anni per sistemare un teatro e non certo per costruirne uno nuovo, un anno e mezzo per nominare un direttore dei lavori per il Garage Ruspi, gli interventi del bando delle periferie ancora in alto mare sono solo alcuni esempi che rendono il quadro amministrativo di Piazza del Popolo sempre più precario.