Lo scontro in Consiglio comunale sull'approvazione del regolamento per la concessione delle palestre comunali alle associazione sportive crea malumori all'interno della stessa maggioranza Terra. Un malumore emerso durante il dibattito di venerdì scorso, la decisione di non recepire gli emendamenti presentati da Piazza Civica ha lasciato basito anche il capogruppo di Aprilia Domani Mauro Fioratti Spallacci, che in aula ha difeso la scelta di presentare gli emendamenti non tanto per la condivisione dell'argomento ma come prerogativa concessa a tutti i consiglieri. Per questo, pur votando a favore del regolamento, Fioratti Spallacci durante l'assise è rimasto interdetto davanti al «no» espresso dal presidente del Consiglio comunale Pasquale De Maio e dal segretario generale Gloria Di Rini. E sentito telefonicamente sull'argomento torna a ribadire "l'errore istituzionale" compiuto nella seduta. «Quello che è accaduto il 6 maggio è un atto grave e di limitazione delle competenze dei consiglieri comunali. Non voglio entrare - dice il capogruppo di Aprilia Domani - nel merito del regolamento palestre che ho anche votato favorevolmente e nemmeno sulla mozione presentata, che non conoscevo, ma sul fatto che il presidente del Consiglio abbia rigettato la richiesta senza far esporre al presentatore i contenuti e senza portare il discussione o reinviarla ad un altro Consiglio come spesso abbiamo fatto in questi anni, adducendo che mancava il parere tecnico come richiesto dall'art. 49 del D.Lgs. 267/2000, testo unico delle Leggi sull'ordinamento degli enti locali. Questo per me è un comportamento lesivo della liberta dei consiglieri di dibattere sulle delibere in discussione, di apportare proposte migliorative o cambiamenti che possano portare beneficio alla città».
Secondo Fioratti Spallacci la scelta di non discutere gli emendamenti contraddice quanto riportato sullo statuto per il funzionamento del Consiglio comunale. «Il nostro statuto approvato nel 2013 all'art. 21, comma 6 spiega che il Consiglio ha competenza a deliberare per le materie di cui all'art. 42 del D.Lgs. 267/2000, il rimando all'articolo 42 riporta al comma 1 dove si spiega che il Consiglio è l'organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo. Inoltre al comma 2 si spiega che l'assise ha competenza limitatamente ai seguenti atti fondamentali: statuto dell'ente e delle aziende speciali e regolamenti. Già questo - spiega Fioratti Spallacci - basterebbe a far si che il Consiglio possa discuterne e apportare le modifiche che la maggioranza intenda approvare. Andando oltre è vero che l'art. 49 dice che per ogni proposta di delibera sottoposta alla giunta e al Consiglio che non sia di mero atto di indirizzo deve essere richiesto il parere di regolarità tecnica, ma è altresì vero che al comma 4 si afferma che dove la giunta o il Consiglio non intendano conformarsi ai pareri del presente articolo, devono darne adeguata motivazione nel testo della delibera. E qui si evince che è stato fatto un sopruso al proponente, che da parte sua tuttavia ha evidenziato poca conoscenza delle norme, perché avrebbe potuto far mettere a verbale tutto ciò. Inoltre il regolamento sullo svolgimento del Consiglio comunale all'art. 39 riporta che gli emendamenti possono essere presentati e quindi discussi prima della votazione del punto».
Per questo il capogruppo di Aprilia Domani è rimasto basito non solo dal comportamento della maggioranza ma anche quello dell'opposizione, che avrebbe dovuto battersi per far quantomeno discutere l'emendamento. «Solo alcuni consiglieri hanno compreso la forte limitazione alle loro prerogative istituzionali, mi sarei aspettato un atto univoco di ribellione di maggioranza e minoranza, chiaramente sul principio amministrativo e non sulla bontà dell'emendamento. Inoltre dall'assise - conclude - è emersa la poca conoscenza delle norme e della loro applicazione. Suggerisco perciò che da oggi in poi nei Consigli debbano essere sempre presenti i dirigenti dei settori coinvolti nelle delibere, per dare ai consiglieri la possibilità di svolgere in modo compiuto il loro lavoro».