«Sono convinto che le sentenze vadano rispettate, e quanto alla decisione del Tar sui ricorsi elettorali non ho esitazioni nel dire che ci atterremo con la massima serenità allo spirito del provvedimento, che è quello di rinviare una parte degli elettori del capoluogo alle urne».
Il senatore Claudio Fazzone, leader di Forza Italia nella provincia di Latina, esordisce così, partendo da lontano, per rispondere alla domanda sulla posizione degli azzurri, fino a ieri sostenitori dell'amministrazione Coletta, di fronte a questo nuovo scenario politico che impone seppure parzialmente il ritorno al voto in ventidue seggi.

Come tornerà alle urne il centrodestra?
«Va da sé che dobbiamo organizzarci subito per presentarci all'appuntamento elettorale con uno spirito unitario che sappia essere il biglietto da visita del centrodestra per l'elettorato chiamato al voto nella città capoluogo. Ma dico anche che è necessario che nel centrodestra si faccia preliminarmente chiarezza, e sul serio, sulle intenzioni di ciascuno dei componenti della coalizione».

Cosa vuol dire?
«Dico che Forza Italia è stata chiarissima e coerente fin dall'inizio nel prestare il proprio sostegno all'amministrazione Coletta, una scelta compiuta per evitare mosse affrettate e soprattutto per dare una chance di ripresa e ripartenza alla città capoluogo, che è il primo problema che ci siamo posti. Ciò nonostante una parte del centrodestra si è scatenata contro di noi e anche in maniera scomposta».

Quindi adesso bisogna rimettere a posto i cocci.
«Non è questo il nodo. In questa fase Latina ha bisogno di un centrodestra compatto e fortemente motivato su temi importanti, e le coalizioni si formano per condividere un progetto politico di governo serio e costruttivo. Se all'interno del centrodestra non è chiaro questo, si rischia, anche vincendo le elezioni, di creare ulteriori problemi alla città. Latina è un capoluogo, dovrebbe essere il centro propulsore dell'intera provincia, non è una vetrina da esibire, ma una città che deve recuperare il ruolo che le compete».

Tagliamo corto, senatore: cosa serve per rivedervi tutti insieme?
«Se i leader dei partiti di centrodestra trovano lo scatto d'orgoglio politico per imporre alla coalizione lo spirito unitario necessario per sostenere un'attività amministrativa di spessore, allora siamo già un passo avanti. Latina può e deve essere il banco di prova per il rilancio di un centrodestra credibile, e mi auguro che questo accada».

Una specie di resa dei conti costruttiva?
«Parliamo piuttosto di un'analisi che va fatta sulle ragioni che hanno portato alla sconfitta del centrodestra al secondo turno delle elezioni di ottobre nel capoluogo. A mio avviso abbiamo perso perché non ci siamo mostrati compatti e convinti al primo turno. La parola data va mantenuta anche quando i patti non si rivelano troppo convenienti. In politica la cosa importante è dare certezze alla comunità che si amministra, non rincorrere poltrone o cercare di fagocitare gli altri».

La candidatura di Zaccheo non era quella giusta?
«Zaccheo è stata la carta migliore che il centrodestra aveva a disposizione in quel momento, e Zaccheo poteva vincere al primo turno, ma una manciata di franchi tiratori ha deciso di mettersi in proprio. Non ha perso Zaccheo, ha perso il centrodestra disunito. Se non capiamo questa lezione, non possiamo andare da nessuna parte».