Riacquisire la fiducia dei cittadini nella politica, persa in questi anni nel quale si sono perseguiti obiettivi ideologici lontani dalle loro esigenze e dai loro bisogni di concretezza e operatività. L'ex consigliera comunale della Lega Giovanna Miele alle prese con la nuova campagna elettorale per la rinnovazione del voto del primo turno delle comunali del 4 settembre va subito al ‘dunque', nel dibattito sul voto, sugli scenari politici e sullo stato della città, con la chiarezza che la contraddistingue. Si parte da una sentenza che ha riazzerato tutto, ha sciolto consiglio e giunta e ha messo un commissario alla guida della città.

" Le sentenze si rispettano – spiega - non entro nel merito di quanto è stato contestato e riconosciuto ma l'idea che mi sono fatta è che quanto accaduto sia stato figlio della profonda e diffusa superficialità e disorganizzazione che c'è stata nel gestire la macchina elettorale. Nel momento in cui vengono presi scrutatori e presidenti non abituati a queste operazioni, nei seggi accade quello che è accaduto a Latina. Oggi ci troviamo di fronte alla necessità di sanare quel voto dopo un anno faticoso, alle prese con un ibrido politico, l'anatra zoppa che ha ingessato ancora di più l'amministrazione, composta di pezzi di coalizioni diverse, imbrigliandola dal punto di vista della pianificazione politica e dell'operatività di una città che già non godeva di buona salute dopo la prima consiliatura Coletta".

Con un voto parziale può cambiare qualcosa solo ad una condizione per la Miele. "Il voto sarà risolutivo se i cittadini si recheranno alla urne, la grande sfida della tornata elettorale e anche del partito che rappresento è portare le persone a votare e ad avere fiducia in questo strumento di democrazia. Possiamo e dobbiamo ricostruire la fiducia con gli elettori". Per l'esponente della Lega il centrodestra in questo contesto così particolare ha una chance in più. Il centrodestra può essere ancora più attrattivo, a prescindere dalle scelte dell'ultimo anno, perché è fatto di persone che hanno capacità politiche chiare e accertate che possono essere un punto di riferimento per i cittadini, ed è quello che è mancato al centrosinistra. Ce lo dicono i numeri». Non sfugge poi il concetto che la migliore campagna elettorale è mostrare in che stato versa la città. «Chiederemo ai cittadini – spiega Miele - di andare fino in fondo rispetto a una scelta che hanno già compiuto e che ci permettano di governare processi di sviluppo per far ripartire servizi e progetti. Gli ultimi sei anni ci dimostrano che Coletta non è stato in grado di governare, oggi il commissario riavvia tanti servizi in modo più celere e attiva le risposte giuste. Questo significa che c'era la possibilità di fare le cose e che gli uffici si sentono garantiti con un commissario che è un elemento terzo rispetto alla politica". Il punto è questo, ridare alla città la garanzia che la politica sia in grado di gestire i processi. Qui non solo non si sono fatte le grandi opere ma neanche cose minime come le strisce pedonali, non c'è stata determinazione nel fare". Quale è stato per Miele l'errore più grande fatto da Coletta? Secondo Miele è stato «non capire che la capacità di un politico è fare sintesi tra ciò che ritiene giusto e ciò che serve alla città». «Coletta spiega non ha capito che le sue idee potevano essere la base su cui ragionare e confrontarsi ma senza perdere di vista i bisogni delle persone.

L'emblema di quello che sto dicendo è Abc: l'azienda speciale nasce su un principio ideologico, quello che il pubblico sia meglio del privato. Su questo principio il sindaco ha messo in difficoltà servizi, uffici e città, sacrificati per un disegno ideologico poco calato in una città vasta e complessa come Latina. Oggi con questo contratto di servizio e con questi presupposti non calati nella realtà della città non avremo mai la raccolta differenziata che speravamo e con gli obiettivi che ci hanno raccontato in questi anni».