Sfiducia sì o sfiducia no. A poche ore dalla conferma della elezione di Damiano Coletta l'interrogativo su quale sarà il destino della consiliatura dopo la terza rielezione del sindaco civico e se cadrà per mano del centrodestra resta sul piatto della bilancia pendendo da una parte e dall'altra con un equilibrio ancora precario. Finora a sentire le dichiarazioni dei dirigenti di partito susseguitesi a poche ore dalle urne, sembrerebbe una strada concreta e percorribile, precorsa dalla conferenza del centrodestra ripacificato, già a fine luglio. Oggi però la voglia di pensionare il sindaco appena riconfermato sembra ancora appesa a strategie nei partiti che compongono lo scacchiere di centrodestra. Strategie che non sorprendono e che fanno parte dei decennali rapporti di forza tra FdI, FI, e successivamente la Lega, che si sono espressi in questi anni in una dinamica di sospetti reciproci e rivalità. Eppure le posizioni sembrano chiare, ma solo a parole. Da una parte Forza Italia, il convitato di pietra al tavolo del centrodestra, quello che distanza di nove mesi dall'appoggio a Coletta ha decretato la fine della fiducia posta sull'accordo programmatico e che ha certificato che non c'erano stati risultati e non c'erano i presupposti per continuare. Oggi Forza Italia non vuole una sfiducia (e una crisi) al buio, ma un progetto sul quale modulare le tappe dell'unità del centrodestra e il percorso da fare insieme per la città. E si chiede quando ci si incontrerà per parlarne faccia a faccia, perché al di là delle dichiarazioni dei singoli, non c'è ancora una regia comune. Sfiducia sì, ma in consiglio comunale e con un progetto futuro.

Poi c'è Fratelli d'Italia, il cui gruppo consiliare sembra unito e compatto sull'ipotesi sfiducia con alcuni distinguo interni: c'è chi pensa al notaio e chi invece ritiene che la strada da percorrere sia la mozione di sfiducia da votare in aula. Una posizione condivisa anche da Latina nel cuore, ma con l'incognita di Vincenzo Zaccheo. Il candidato sindaco che si è speso per la causa ma che non era sufficientemente gradito ai suoi alleati di centrodestra non aspetterà certo di restare sullo sfondo dopo la sfiducia e resta una incognita complessa sul campo da non sottovalutare. Chi sembra non avere dubbi o tentennamenti è la Lega che è stata sufficientemente chiara nei giorni scorsi con Durigon: «Manderemo a casa Coletta sfiduciandolo – aveva detto - Faremo semplicemente quello che chiede la città, che lo ha sfiduciato già il 4 settembre. Dobbiamo attendere il Consiglio di insediamento. Ma io, Fazzone e Trancassini ci vedremo e insieme decideremo cosa fare. Che non si possa andare con Coletta mi pare evidente». Oggi dalla Lega dicono che sosterranno la soluzione più rapida e veloce, quella del notaio subito dopo la convalida degli eletti in consiglio comunale. Il nodo è anche quello dei tempi. Ci vorranno una ventina di giorni entro i quali il sindaco può convocare la prima seduta di consiglio comunale per la convalida degli eletti e si andrà necessariamente dopo le elezioni Politiche, intorno al 27/28 settembre. Una volta convalidati gli eletti se non si seguirà la strada del notaio, il presidente del consiglio dovrà convocare una nuova seduta e dovranno passare altri dieci giorni. «Non si arriverà all'elezione del presidente del consiglio comunale – spiegano dalla Lega – dopo la convalida degli eletti, l'esperienza amministrativa va chiusa». Ma fino a metà ottobre, ancora molti scenari possono cambiare.