E' iniziato il processo alla sfiducia e nonostante l'auspicio del commissario Valente alla pacificazione e a un clima di pausa dopo la 'lotta politica' il dibattito continua ad essere rovente. In una intervista rilasciata a ‘Il Fatto quotidiano' l'ex sindaco, rimasto scottato dalle modalità in cui si è consumata la sfiducia e le dimissioni del centrodestra nel consiglio del 28 (hanno abbandonato l'aula senza consentire il giuramento), si è lasciato andare a riflessioni che hanno riacceso la miccia e che stanno facendo discutere. Coletta ha ribadito la 'violenza da branco' di Forza Italia e altre forze politiche', ha parlato «di delirio di onnipotenza dettato dai risultati delle politiche», di «annullamento in maniera violento della scelta democratica dei cittadini», di una scelta reiterata come quella di Fazzone che ha «ristaccato la spina all'amministrazione in spregio alle esigenze della città». Coletta ha spiegato che «con lui il palazzo del Comune non è più frequentato dagli scagnozzi dei clan come all'epoca». E ha concluso lasciando intendere la possibilità di ricandidarsi alle regionali, perché si sta creando un movimento «di indignazione collettiva che sente il bisogno di trasformarsi in una resistenza politica».

Oggi a voler replicare è il coordinatore provinciale di Forza Italia Alessandro Calvi, a guida del partito che ha permesso a Coletta, con l'accordo sulla maggioranza programmatica, di governare per nove mesi.
«Mi hanno deluso molto i toni di disprezzo e violenza usati dall'ex sindaco - spiega Calvi- le parole del commissario che in breve tempo ha capito perfettamente quali erano i disagi e i problemi di una città, volevano sensibilizzare la politica ad utilizzare termini, linguaggi e modi più sereni e rispettosi per ristabilire l'equilibrio nel dibattito e non reiterare un linguaggio da 'branco', che è proprio quello che usa Coletta riferendosi al centrodestra come a un branco. Chi ha ruoli istituzionali ha il dovere di utilizzare un linguaggio consono alle istituzioni e alla democrazia. Se un uomo che ha fatto il sindaco nella città capoluogo non percepisce l'invito del commissario ad abbassare i toni per pacificare gli animi significa che non ha un rispetto delle istituzioni. Questa sua reazione scomposta crea un danno all'immagine della città e alza un muro. Il prossimo sindaco avrà il dovere di utilizzare linguaggio e contenuti che possano unire e non dividere tra buoni e cattivi, come è successo negli ultimi sei anni».
Perché Forza Italia si sia staccata da Coletta e dall'appoggio esterno alla sua amministrazione Cavi lo rispiega punto per punto. «Non ho mai ascoltato un intervento fatto Coletta sulle cose fatte in nove mesi di amministrazione, un percorso che abbiamo appoggiato sulla base di una programmazione di priorità. Abbiamo sempre ribadito che era un appoggio a tempo e che la prima verifica sarebbe stata dopo l'approvazione del bilancio. Il 26 luglio prima delle elezioni e del risultato finale nelle 22 sezioni e prima del risultato delle Politiche, Forza Italia disse chiaramente che l'appoggio a Coletta era terminato che non c'erano più i presupposti politici-amministrativi per continuare insieme. Ci siamo assunti la responsabilità politica di mantenere un governo di centrosinistra nell'interesse della città perché c'erano emergenze da affrontare. Questa amministrazione era ferma, inchiodata, era un dato di fatto, e oggi Coletta incolpa gli altri per le sue responsabilità e ha difficoltà nell'accettare un giudizio politico espresso con chiarezza. Contesta le nostre modalità? La modalità giusta era che il sindaco si dimettesse, aveva perso un consigliere dopo il voto nelle 22 sezioni, doveva cogliere quell'occasione perché la maggioranza non l'ha mai avuta, ha governato per la maggioranza creata grazie al nostro contributo, altrimenti sarebbe andato a casa nove mesi prima».
L'intervento sulla Tari
Calvi cita un episodio della passata amministrazione. «Ricordo al sindaco che poco prima dell'approvazione del bilancio in una riunione di maggioranza si stava per approvare l'aumento della Tari del 10%. Forza Italia disse no agli aumenti al sindaco, all'assessore Mellacina e io personalmente chiesi una relazione da parte di tutti i dirigenti sullo stato del settore che non ho mai ricevuto. Ci dissero che non potevano abbattere la Tari perché c'era il rischio di tagliare i servizi, mi recai dal dirigente e dall' assessore con il capogruppo Giuseppe Coluzzi e con Annalisa Muzio. Per l'abbattimento del 2-3% della Tari dovevamo recuperare 2,8 milioni, alla fine trovammo il modo di reperire le somme e l'assessore fu concorde su questa linea. Abbiamo lavorato per l'interesse della città, un aumento del 10% non era sopportabile. L'ex sindaco vuole smentire anche questo?».
Resistenza e resistenze
Coletta ha parlato di indignazione collettiva che sente il bisogno di trasformarsi in resistenza politica. Anche qui il coordinatore azzurro non fa sconti. «Questa città ha una storia e non si può cancellare, agitare ogni volta lo spettro della città nera e del fascismo non le rende giustizia. Latina è oggi una città profondamente normale che ha avuto problemi come tutte le altre, dove si lavora con dignità. La resistenza l'hanno fatta in questi anni gli uffici comunali, gli imprenditori che investivano, le persone normali che chiedevano servizi decorosi e un'amministrazione che desse risposte. Oggi alla luce del disprezzo che sento nelle parole di Coletta, dico anche che è stato un errore averlo sostenuto».