«Siamo in un territorio e in una città che da oltre un decennio ha smarrito la sua direzione. Non abbiamo deciso quale sia la sua vocazione produttiva e di sviluppo, i problemi infrastrutturali sono irrisolti, il capoluogo invece di essere la capitale della provincia è debole e fonte di instabilità».
Così, in un flash Latina viene riassunta da Emilio Ciarlo, da anni impegnato sul fronte dello sviluppo internazionale come manager e dirigente di un'Agenzia governativa che investe centinaia di milioni in tutto il mondo per la promozione dei territori, delle città, il rafforzamento delle comunità e il sostegno ai Paesi partner nell'affrontare crisi climatica e transizione energetica.

Come escono i territori e le città da situazioni di declino e di difficoltà?
«Lo fanno puntando su tre elementi: una visione condivisa degli assi di sviluppo e di investimento, una valutazione strategica delle potenzialità del territorio che individui le specializzazioni richieste dal mercato globale, una leadership istituzionale capace di tenere insieme, a prescindere dai cambi politici, imprese, università, società civile e istituzioni. Spesso il compito viene affidato a istituzioni appositamente costruite per garantire continuità. In questo senso avevo proposto una Fondazione per il Centenario che non fosse solo un "comitato per le celebrazioni" ma una vera cabina di regia, magari finanziata con fondi nazionali sulla base di una proposta parlamentare bipartisan».

Quali potrebbero essere i punti forti per lo sviluppo della città?
«Non si tratta di inventare nulla. Abbiamo un polo farmaceutico che deve essere maggiormente in rete con il territorio e guadagnare valore aggiunto con un investimento nelle attività di ricerca e sviluppo, magari incentivando un orientamento verso la frontiera della nutroceutica,. Si dovrebbe lanciare un Piano Pontino per il turismo sostenibile che parta dalla riqualificazione della marina di Latina, la "liberazione" del Parco Nazionale, un asset museale di cui dovremmo valorizzare le potenzialità come richiederebbe la legge sui Parchi, un potenziamento non impattante della ricettività alberghiera, la valorizzazione della rete di centri di formazione di eccellenza presenti sul territorio. Con qualche ambizione persino il vecchio sito della centrale nucleare potrebbe diventare un centro di ricerca e sviluppo per la transizione energetica, tra idrogeno e rinnovabili».

E' un'idea di territorio allargato?
«Nessuno può pensare che le nostre città possano fare ciascuna da sola. Lo sviluppo è da pensare come territorio e in collegamento con le reti di una globalizzazione che non si fermerà».