Le dimissioni di Nicola Zingaretti slittano ancora di qualche giorno e con esse anche la data delle elezioni regionali. Ormai appare certo che si andrà alle urne nella seconda domenica di febbraio. Un ritardo che però non sembra scandalizzare nessuno perché in parte fa comodo a tutti. Al centrosinistra ovviamente, ma anche al centrodestra dove il nome del candidato presidente non c'è e le tensioni di queste settimane attorno alla formazione del Governo minacciano di esplodere proprio sui territori, a partire dalle regionali. Detto questo, si lavora per trovare una quadra e nelle province le squadre per le liste sono praticamente impostate anche perché la campagna elettorale sarà a cavallo delle feste natalizie e non sarà semplice pianificarla. Dunque, meglio partire subito.

Il campo largo appeso a Conte
Nel centrosinistra tutto ruota attorno a quel che decideranno i vertici nazionali del Movimento 5 Stelle. L'altro ieri il partito del Lazio ha incontrato il leader Giuseppe Conte e per la prima volta, quest'ultimo sembra abbia aperto a un accordo con il Partito democratico per il voto nel Lazio. A contribuire pare sia stato anche il passo di lato compiuto da Daniele Leodori (il più gettonato tra i possibili candidati Pd alla presidenza) e la disponibilità da parte del segretario regionale dem Bruno Astorre a discutere con M5S il nome di un candidato civico alla presidenza. Un avvicinamento di posizioni importante che però va al più presto messo nero su bianco perché Zingaretti vorrebbe chiudere l'esperienza presidenziale lasciando un accordo fatto per la successione. Un nome non proprio civico che potrebbe mettere d'accordo le parti potrebbe essere quello di Paolo Gentiloni. I contatti sono stati già avviati. A livello locale, per le candidature, la partita è abbastanza chiusa nel Pd che vedrà in campo Enrico Forte, Salvatore La Penna, Enrica Onorati e Carmela Cassetta. In Europa verde prende corpo la candidatura dell'ex consigliera comunale e provinciale Valeria Campagna mentre Damiano Coletta non ha chiuso a una candidatura, ma attende chiaramente che si definisca meglio lo scenario.

Il centrodestra alla ricerca del nome giusto
Nella coalizione di centrodestra c'è un fantasma che aleggia e che potremmo definire la sindrome Michetti, dal nome del candidato sindaco di Roma sconfitto da Roberto Gualtieri lo scorso anno. Fu Fratelli d'Italia a intestarsi quel nome e non andò benissimo. Ora tocca sempre al partito della Meloni, si dice, scegliere il candidato presidente. Il Lazio viene da 10 anni di amministrazione di centrosinistra, la destra è al governo del Paese e vota con una coalizione compatta contro un centrosinistra che cerca ancora di capire la propria composizione. Perdere è difficile, dicono gli osservatori. Ma sbagliare il candidato lo rende possibile. Il nome che viene considerato più credibile, a oggi, è quello di Francesco Rocca presidente nazionale della Croce Rossa Italiana e presidente della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Sembrano fuori combattimento invece le ipotesi Fabio Rampelli e Chiara Colosimo.
Per quanto riguarda il panorama locale, nei partiti c'è fermento. Fratelli d'Italia schiererà certamente Enrico Tiero e Ilaria Marangoni, mentre restano ipotesi aperte quelle che portano a Andrea Marchiella e Matilde Celentano. Quest'ultima però è il nome caldo per la candidatura a sindaco a Latina. Nella Lega la rosa dei candidati verrà fuori dalla scrematura dei seguenti nomi: Angelo Tripodi, Sara Norcia, Antonio Di Rocco, Pierluigi Di Cori, Massimiliano Carnevale e Simona Iacovacci. In Forza Italia, poi, tre nomi sono già sul taccuino: Cosmo Mitrano, Federico Carnevale e Pino Schiboni. Tra le donne si fa strada l'ex consigliera comunale di Latina Roberta Dellapietà.