«La Regione vada avanti nella convocazione delle assembleee per consentire ai Sindaci di autodeterminarsi lontano dai giochetti a tavolino dei segretari di partito; in questa provincia la costituzione effettiva degli Egato è fondamentale per poter organizzare un ciclo dei rifiuti che sia rispettoso delle necessità delle comunità». Parole del presidente della Provincia di Latina Gerardo Stefanelli in risposta alla presa di posizione di venerdì sera del presidente vicario della Regione, Daniele Leodori, che ha annunciato il rinvio della costituzioni degli enti d'ambito dei rifiuti a dopo le elezioni.
Stefanelli però non ci sta in quanto la Provincia di Latina aveva chiesto da tempo che si costituisse questo organismo. «Pensiamo solo al tema della discarica e di un'impiantistica pubblica la cui realizzazione non può che essere determinata dagli Egato nel pieno delle loro funzionalità - avverte Stefanelli - L'eventuale tema delle indennità dei componenti del consiglio direttivo e del Presidente può essere benissimo rivisto successivamente dal consiglio regionale che si insedierà dal 13 febbraio, ma non si può pensare, dopo venti anni di ritardo, di perdere altro tempo per una stupida polemica politica». E qui Stefanelli si riferisce alla questione degli stipendi per gli organi direttivi. Facciamo un passo indietro e vediamo come sono composti gli Ato dei rifiuti secondo la normativa regionale. Ogni Egato oltre al presidente ha un consiglio composto da quattro membri. Il presidente percepisce ottomila euro al mese: l'80% della retribuzione del governatore della Regione. Ciascun consigliere invece prende quattromila euro al mese: il 40% dello stipendio del presidente della giunta regionale. Gli Egato si occupano di gestire il servizio integrato dei rifiuti: adottano il piano, affidano il servizio della gestione dei rifiuti, determinano le tariffe, organizzano la raccolta differenziata. In pratica esercitano le funzioni regionali sui rifiuti all'interno della propria provincia. Gli Egato sono composti dall'assemblea dei sindaci dei Comuni della propria provincia e da un consiglio direttivo che resta in carica cinque anni ed eletto dai sindaci stessi.
Le critiche maggiori sono proprio legate ai soldi. «La polemica di alcune forze di centrodestra è infatti strumentale e demagogica e punta a togliere ai territori, ai comuni e ai sindaci il diritto ad autodeterminarsi nell'interesse delle comunità che amministrano e che rappresentano - affonda il colpo Stefanelli - La Regione non ha alcun potere di intervenire sui meccanismi di nomina degli organi direttivi, in quanto è tutto rimesso alla volontà dei sindaci che, ricordo a tutti, sono stati eletti liberamente dai propri cittadini e non inseriti in qualche collegio blindato dagli amici di partito o dai caminetti delle correnti».