Sonia Pecorilli è la candidata del Partito Comunista Italiano alla presidenza della Regione Lazio. Ha annunciato la discesa in campo nell'ambito di un'iniziativa dal titolo "Paura non abbiamo, la lotta è donna". Il che è già indicativo di un modo di pensare e di vivere non soltanto la politica. Nata a Latina, abita a Sermoneta, dove è capogruppo consiliare del Pci e consigliere delegato alla pubblica istruzione e sanità. Infermiera di pratica avanzata, è da sempre impegnata sindacalmente. Proviene dalla trincea del mondo del lavoro. L'abbiamo intervistata.

Da 32 anni non eravate presenti sulle liste elettorali. Stavolta ci siete riusciti. Come? E quanto è importante aver raggiunto questo obiettivo?
«Come? Attraverso l'immane lavoro messo in campo dalle federazioni del Partito Comunista Italiano presenti nella regione Lazio, che in maniera capillare hanno organizzato militanti e sostenitori del partito, spronati dalla grande passione per questo storico simbolo. Ricordando che il nostro partito ha fatto la storia della politica italiana, nessuno lo deve dimenticare. Oggi a distanza di 32 anni siamo fieri ed orgogliosi di dire che il glorioso simbolo del Pci tornerà ad essere il primo in alto a sinistra sulla scheda elettorale. Aver raggiunto questo obiettivo è per noi di fondamentale importanza perché rappresentiamo i lavoratori, le lavoratrici, i giovani, gli anziani, i disoccupati, le donne, le famiglie, insomma il popolo tutto».

Cosa significa il simbolo del Pci nella politica dell'era della politica 4.0?
«La strada politica che dobbiamo percorrere in questa fase è complessa ma sicuramente giusta. Significa avere una sinistra che deve essere ecologista, cosciente che dalle politiche per affrontare il riscaldamento globale e il cambiamento climatico dipende la nostra sopravvivenza. Appoggiare i movimenti di protesta che lottano contro l'oligarchia dei mercati finanziari e proporre soluzioni fiscalmente espansive alla grande recessione, che poi è il fallimento del capitalismo. Ci stiamo rinnovando facendo proprie le rivendicazioni del femminismo e affermando la parità di diritti civili che il movimento Lgbtq chiede in Italia. Libertà, democrazia attiva, dignità, soprattutto i più deboli. In questo, la nostra tradizione di battaglie per la giustizia sociale è lunga e solida».

Significa che c'è una reale alternativa di sinistra?
«Significa che realmente una sinistra di classe può esistere. La stessa che viene da lontano, come le lotte del movimento operaio. E va lontano come abbiamo imparato da Gramsci, Togliatti e Berlinguer».

Trasporti: quali le proposte per il Lazio?
«Rilanciare il trasporto pubblico su ferro, dire un secco no alla privatizzazione, no a nuove reti autostradali, porti sostenibili. Il trasporto pubblico locale con servizi resi da Trenitalia, Cotral, Atac e altre aziende pubbliche dei Comuni. Se dovessimo valutare le politiche della mobilità e della logistica della precedente Amministrazione Zingaretti (con sostegno di Pd e Cinque Stelle), il nostro sarebbe un secco no. È sostanzialmente negativo il nostro giudizio poiché a fronte dell'acquisto di nuovi treni per il trasporto regionale e del rinnovo del parco vetture di Cotral, non sono stati raggiunti gli obiettivi a suo tempo indicati. I punti principali di ricostruzione di un sistema regionale di mobilità, trasporti e logistica sono i seguenti: partecipare alla redazione del Piano regionale della mobilità, dei trasporti, della logistica. Mettere a sistema un fondo regionale per mobilità, trasporti, logistica, infrastrutture, ove indirizzare  tutte le risorse finanziarie disponibili e reperibili. Riformare le aziende di trasporto pubblico locale e regionale. Creare un coordinamento delle Agenzie comunali e regionali per la mobilità, potenziare le modalità di viaggio collettivo, l'uso della bicicletta, la pedonalità. Analizzare i flussi di traffico generati dai Piani regolatori dei Comuni. Costruire una rete del trasporto mediante il miglioramento dell'offerta di treni regionali. Sosta obbligata dei bus turistici fuori dal perimetro del centro città e utilizzo del sistema di Tpl. Investire su un piano della ciclabilità. Priorità della pedonalità, rendendo agevoli i percorsi pedonali urbani ed extraurbani».

Sanità e lavoro.
«La sanità pubblica in Italia si basa sul Servizio Sanitario Nazionale, frutto di lotte sociali sostenute anche dal Partito Comunista Italiano. Si basa sui servizi territoriali di prevenzione. Oggi soldi pubblici vengono erogati alla sanità privata a scapito di quella pubblica. Siamo impegnati nella riduzione progressiva delle disuguaglianze di ogni tipo. Occorrono servizi comunali territoriali e polivalenti che affianchino il sistema educativo, scolastico e formativo: dagli asili nido alle scuole superiori, e che si occupino di tutti gli aspetti della salute, compreso il contrasto alla dispersione scolastica. Per la salute delle donne è fondamentale la legge istitutiva dei consultori pubblici, integrata da quella sull'interruzione volontaria di gravidanza. I consultori pubblici dovrebbero essere uno ogni 20.000 abitanti nelle aree urbane e uno ogni 10.000 nelle aree rurali. Diverse malattie dell'apparato genitale femminile non sono riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale. Parliamo anche della femminilizzazione della medicina e conseguenti possibili prospettive in merito al miglioramento e alla ricomposizione dell'approccio curativo. Posizioni apicali ancora quasi completamente in mano maschile. Per le donne gli ostacoli aumentano in ogni campo, specie dall'inizio della pandemia da Covid 19. Contrasto e abolizione di qualsiasi forma di autonomia regionale differenziata. Le prestazioni poliambulatoriali devono essere territoriali. Espresso divieto ai medici di visitare senza appuntamento, anche in caso la lista d'attesa sia infinita. In sintesi occorre riequilibrare pure nelle province l'offerta di servizi: maggiore medicina territoriale e più screening e prevenzione.
E veniamo al tema del lavoro. Tornare alla programmazione di politica industriale regionale, lotta alla precarietà e alla delocalizzazione. Occorre una nuova legge sugli appalti che garantisca la continuità lavorativa degli addetti, che è parte del tema dell'impegno anche contro la presenza delle mafie in questi rivoli economici. Reinternalizzazione dei servizi, che segua la linea chiara "più Stato meno mercato", reddito minimo garantito, investimenti nelle infrastrutture, riforma della formazione professionale».

Il tema dei rifiuti è centrale: quale la vostra posizione? Sull'idea del termovalorizzatore di Roma che ne pensate?
«Oggi c'è un modello di gestione basato sulle discariche e gli inceneritori. Il sistema di raccolta, che a tutt'oggi non differenzia seriamente nemmeno il 50% dei rifiuti, evidenzia la cronica mancanza nella nostra regione di impianti di trattamento (recupero, riciclo, riuso, compostaggio). Parliamo dunque di economia circolare. Occorre cambiare: adottando con decisione una strategia zero scarti, zero inceneritori, zero discariche. No secco e definitivo ai progetti di nuovi inceneritori e la chiusura dei vecchi. Spingere sulla raccolta differenziata con adozione della tariffa puntuale. No ai termovalorizzatori».

Con quale percentuale di voti raggiunta sarebbe soddisfatta?
«Il nostro obiettivo è ritornare ad essere presenti nella istituzione Regione Lazio: sentiamo come comunisti la mancanza di una politica risolutiva alle problematiche della cittadinanza. Tutto l'impegno fin qui profuso, e quello che seguirà, è comunque incanalato nel nostro cammino di voler rappresentare il mondo del lavoro e degli ultimi: troppe volte agitato con parole e mai preso davvero in considerazione. Come invece i comunisti sanno fare».
Pd, Movimento Cinque Stelle, Azione-Italia Viva. È questa la sinistra oggi in Italia? È pensabile un'operazione politica con lo schema dell'Ulivo o dell'Unione?
«Purtroppo la parola sinistra oggi è stata snaturata dal suo significato storico. Per quanto ci riguarda, le vari aggregazioni politiche di ieri e di oggi hanno dimostrato la loro inefficienza politica per affrontare le problematiche dei cittadini, con un sostanziale aumento delle disuguaglianze. Al contrario, la linea del Pci - di oggi come di ieri - è mettere insieme il maggior numero di forze che, richiamandosi agli ideali socialisti e comunisti, prendono a propria base di riferimento il mondo del lavoro. In tal senso chi persegue questa strada potrà trovarci alleato, chi usa solo strumentalmente la parola sinistra, non rientra in questa nostra scelta».

Le province di Frosinone e Latina vivono una situazione occupazionale drammatica. Anche giovanile. Le previsioni per i prossimi anni sono ancora peggiori. Come si inverte la tendenza?
«Nella provincia di Latina e Frosinone per il 2023 si prevede un anno nero, a causa di una crescita esponenziale della disoccupazione, soprattutto giovanile. Nel basso Lazio si stimano per quest'anno circa 5.965 disoccupati in più rispetto al 2022. Il Lazio è la seconda regione in Italia per crescita di disoccupati. Dato gravissimo che ci mette di fronte alla necessità di adoperarci per invertire il fenomeno».

Armi all'Ucraina e reddito di cittadinanza: quale la posizione del Pci?
«I comunisti da sempre sono contro la guerra, per l'indipendenza del Paese, contro la logica dei blocchi militari. Per mantenere e rafforzare la pace non guardano in faccia a nessuno e sono per la fine del conflitto in Ucraina e non per alimentarlo con altre armi e tensioni. Perciò, come sempre, siamo per lo scioglimento della Nato. Proprio perchè la Nato è lo strumento che non vuole un nuovo ordine mondiale. Invece occorre proprio riconoscere che tanti - non solo gli Usa - sono gli Stati in grado di aiutare il mondo a svilupparsi, progredire pacificamente senza che nessuno soggiochi qualcun altro. Il Pci è la scelta più sicura per mantenere l'Italia nella pace. Un welfare sociale più programmatico potrebbe rendere tutto più semplice: infatti al netto delle parole, nella storia del movimento operaio, e quindi tradotto in leggi anche negli anni settanta e ottanta, politiche di sostegno - da non barattare per soluzione lavorative - sono state e sono ancora possibili».

Che tipo di campagna elettorale sta facendo (social, comizi, incontri, porta a porta)?
«La campagna elettorale si sta svolgendo in molteplici forme. Preferiamo quella che ci permette di avere un contatto diretto con le persone, perché più gratificante in termini di aderenza, comizi ed incontri, che poi sono una caratteristica peculiare del partito. Quindi, in una proiezione di politica 4.0, ben vengano anche i social. Il manifesto invece che il volantino, la presenza ai mercati o nei posti di lavoro, sono le cose semplici che i comunisti facevano ieri e facciamo ancora oggi».