Cerca

Il dibattito

Zona franca doganale e convergenza politica: il territorio torna strategico

Il consigliere Alessandro Porzi chiama i Comuni alla partita: infrastrutture e imprese devono dialogare

Zona franca doganale e convergenza politica: il territorio torna strategico

C’è un momento, nei percorsi un territorio, in cui le condizioni sembra che inizino finalmente ad allinearsi. Non per caso, ma per una convergenza di visioni, strumenti normativi e scelte politiche. Il percorso avviato verso l’istituzione della Zona Franca Doganale (ZFD) nel Basso Lazio sembra inserirsi esattamente in questa fase: non una misura tecnica isolata, ma l’occasione per rimettere al centro una provincia che da decenni paga un debito infrastrutturale, logistico e strategico mai davvero colmato.

La proposta di Porzi
In questa direzione il consigliere e capogruppo della lista Celentano Alessandro Porzi sollecita un dibattito necessario sulle potenzialità del territorio spiegando come l’emendamento approvato in Quinta Commissione Bilancio del Senato, presieduta dal senatore Nicola Calandrini, introduca un principio decisivo: alle infrastrutture devono affiancarsi contenuti produttivi, capaci di generare valore reale, occupazione e competitività. È il superamento di una logica che per troppo tempo ha visto opere e territori viaggiare su binari paralleli, senza una reale integrazione economica.
La ZfD come strumento di politica industriale
«La Zona Franca Doganale non è un semplice contenitore normativo – spiega Porzi – ma uno strumento di politica industriale che dà senso alle infrastrutture e ne orienta l’utilizzo verso filiere strategiche. In questo quadro, la riconversione dei siti industriali dismessi diventa una leva fondamentale. A partire dall’area di Mazzocchio, nel Comune di Pontinia, che rappresenta un caso emblematico. Qui la ZFD può favorire la nascita di centri di lavorazione e trasformazione agroalimentare, superando l’idea di una logistica passiva. La posizione strategica, a ridosso della linea ferroviaria e delle principali arterie stradali, rende Mazzocchio naturalmente vocata a intercettare flussi di merci e semilavorati, trasformandoli in prodotti destinati ai mercati nazionali ed extraeuropei. La sospensione di IVA e dazi sulle merci importate e riesportate rende questo modello non solo sostenibile, ma altamente attrattivo per nuovi investimenti».

Dalla riconversione industriale al polo farmaceutico
Lo stesso approccio può e deve essere applicato ad altri siti dismessi del Basso Lazio, in particolare a quelli legati al comparto chimico-farmaceutico. «Tra Latina e Frosinone insistono aree industriali – prosegue il consigliere - oggi sottoutilizzate che potrebbero da riconvertire in centri di raccolta, controllo qualità, riconfezionamento e lavorazione di farmaci e principi attivi destinati alle multinazionali e ai mercati internazionali. La Zona Franca Doganale, riducendo l’impatto finanziario legato all’importazione di materie prime ad alto valore, rafforza un settore in cui questo territorio è già riconosciuto a livello globale».

Il ruolo della Fondazione per il Centenario
In questo processo di rilancio, un ruolo di raccordo e sintesi può essere svolto dalla Fondazione per il Centenario, fortemente voluta e sostenuta dal senatore Calandrini, oggi presieduta dall’onorevole Vincenzo Zaccheo. «Profondo conoscitore non solo della città di Latina, ma dell’intera provincia – prosegue Porzi - Zaccheo rappresenta una rara figura capace di fare sintesi tra territori e livelli istituzionali diversi, mettendo in relazione esigenze locali e visione d’insieme. Il disegno si rafforza poi guardando alle opere infrastrutturali sostenute dal sottosegretario Claudio Durigon. Questa capacità di lettura larga può trasformare strumenti normativi in progettualità concreta». In questa visione la nuova Pontina e il suo prolungamento fino a Fondi non sono solo una risposta ai problemi di mobilità, ma un’infrastruttura strategica che intercetta il Mof di Fondi, il più grande d’Europa. «È qui che la Zona Franca Doganale dimostra di poter dare contenuto alle infrastrutture: non solo strade, ma flussi di merci, prodotti trasformati, farmaci e materie prime che generano valore aggiunto e occupazione lungo l’intera filiera».

Una convergenza politica rara

«La convergenza di visione tra Calandrini, Zaccheo e Durigon - sottolinea il consigliere della Lista Celentano - rappresenta oggi una sintesi non scontata in una cornice normativa che può divenire strumento concreto di sviluppo,  soprattutto se si considera che per anni il Basso Lazio è rimasto ai margini delle scelte strategiche di portata nazionale. Per troppo tempo, le “congiunzioni astrali” della politica non si sono mai allineate su questo territorio e oggi, invece, si intravede una coincidenza di prospettive che può diventare progettualità concreta.

Il ruolo dei Comuni
  In questo scenario, però, i Comuni del Basso Lazio non possono restare spettatori. Per Porzi si deve promuovere non più una visione urbe-centrica, ma una visione provinciale e di area vasta, capace di mettere in rete infrastrutture, trasporti, ambiente, turismo, agricoltura e servizi. «La Zona Franca Doganale offre il quadro normativo - conclude Porzi - spetta ora agli enti locali, insieme a Regione e Governo, creare le condizioni affinché imprese e investitori trovino un territorio pronto, semplificato e consapevole delle proprie potenzialità. La sfida è trasformare la base normativa in sviluppo reale, capace di restituire centralità economica e produttiva a un’area che ha tutte le carte in regola per tornare protagonista».

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione