Doveva succedere perché la campagna elettorale delle amministrative potesse considerarsi aperta. E infatti è successo: la candidata a sindaco del Comune di Sabaudia, Giada Gervasi, è stata definita, senza mezzi termini, troppo grassa per il ruolo cui aspira. «Pesa 130 chili...». Per la precisione di lei è stato scritto sui social che «In Italia una donna si può candidare solo se pesa 130 chili» e il post è accompagnato dalla foto di una filiforme modella in costume da bagno. Ieri pubblicamente l'avvocato Gervasi ha invocato le scuse del candidato sindaco che l'autore del post dice di sostenere. Se anche le scuse dovessero arrivare, probabilmente non serviranno, purtroppo, a scrivere la parola fine alle affermazioni sessiste e misogine che accompagnano le candidate femmine delle amministrative. Giada Gervasi è solo l'ultima di una lunga serie.
E' una sorta di copione che attraversa, puntuale, le campagne elettorali nostrane. E alle donne è successo molto altro. Per esempio: al suo primo ingresso in consiglio comunale ad Aprilia Carmen Porcelli si è vista fotografare «il lato b» per tutta la durata del discorso dall'addetto stampa del sindaco. Non interruppe il suo intervento ma il pomeriggio stesso fece protocollare una lettera di proteste formali alla segreteria del Presidente dell'assise. Quattro mesi dopo la stessa Porcelli presentò in aula una proposta di delibera per l'introduzione di una «imposta di scopo» e a quel punto un altro consigliere di maggioranza non riuscì a trattenere la battuta sessista. Altra lettera di protesta formale della consigliera che a commento delle affermazioni sul suo aspetto fisico va ripetendo: «Ti fanno sentire inadeguata, sempre. O ti dicono che sei grassa. Oppure, se sei in forma, ti dicono che sei una poco di buono. Ma se anche ti comporti da maschio resti comunque inadeguata».
I giudizi sull'immagine sono una sorta di sottofondo di ogni campagna elettorale, il venticello che accompagna le candidate senza lasciarle mai, neppure una volta elette.
Ne sa qualcosa la Presidente della Provincia Eleonora Della Penna: per criticarla sulle condizioni dello stadio non le hanno dato dell'«incapace», né della «corrotta» come sarebbe toccato a qualunque maschio, bensì le hanno scritto che è una poco di buono, con un pesantissimo sostantivo sessista sui muri di Cisterna, dove è, appunto, sindaco.
Una città vale l'altra, il refrain è più o meno lo stesso: elezioni 2013 a Formia, la candidata a sindaco Paola Villa viene immortalata in un comizio con foto che mettono in risalto il fisico rotondo. E sotto la didascalia inequivocabile. «Sei grassa». Va detto che le stesse disavventure toccano spesso anche le parlamentari o le ministre a dimostrazione che sotto gli appellativi esiste un problema culturale profondo che non si trattiene davanti a nulla. Ma una ministra o una deputata possono difendersi più e meglio di una candidata di provincia che, semplicemente, vuole proporre un suo progetto di città o di provincia, senza dover badare all'abbigliamento o alla bilancia. In fondo non si è mai sentito dire ad un candidato maschio: «Ha la pancetta da bevitore di birra...» oppure «E' pelato come un uovo...» perché sono argomenti che agli elettori effettivamente non interessano. Gli stessi elettori quasi certamente non sono interessati a quanto pesa il loro sindaco, anche se donna, eppure se lo devono sentir ripetere, qui e lì, in campagna elettorale.