Si è seduto nella giunta di piazza del Popolo consapevole di prendere in mano sviluppo e programmazione di una città lacerata dall'abuso di cemento, dalle inchieste e da quartieri in carenza di ossigeno di servizi e verde pubblico. Dopo un anno l'urbanistica è ancora il nervo scoperto della città, i piani non sono stati neanche nominati nelle commissioni e i privati, cittadini e costruttori, aspettano. Ma per Gianfranco Buttarelli, assessore al governo del territorio, ai trasporti e alla mobilità, va detto quello che non si vede e che negli uffici del Comune emerge ogni giorno: un lavoro costante per cambiare il metodo e la visione della città.
Assessore la città è ferma ad un anno fa, al giorno in cui Barbato ha annullato i Ppe e bloccato moltissime concessioni edilizie. La visione sull'urbanistica ancora non è stata mai affrontata in consiglio comunale. Perché?
«Tutto passerà per il consiglio comunale ma ci vogliono i tempi giusti. La visione l'amministrazione ce l'ha, ma la grande difficoltà consiste nel fare in modo che tutti i settori la assimilino viaggiando di pari passo. Ma mi lasci dire che ora nell'amministrazione è cambiato un punto fondamentale: la coscienza che bisogna fare i conti con una programmazione che va orientata alla manutenzione e a sistemare quello che c'è, non a costruire. Questa è ormai cultura di tutti».
Ma sui Ppe la strada è ancora nebulosa. Come ne uscite?
«Noi lo abbiamo detto chiaramente nel Dup: rivalutazione tecnico procedurale dei piani, non c'è altra strada. Quelli annullati ma anche tutti gli altri erano improntati a un metodo opposto a quello che vogliamo percorrere. Noi vogliamo una città che offra servizi di livello a comunità e imprese e in cui la crescita edificatoria e dei volumi sia strettamente necessaria al reperimento delle risorse per creare la città dei servizi».
E se il Tar li riabilitasse nell'udienza del 9 novembre?
«Vanno comunque sanati con la procedura di consiglio. L'idea futura, ma ancora in discussione, sarebbe annullare i permessi a costruire fatti salvi quelli che hanno prodotto degli effetti e hanno configurato la costruzione».
Qual è il metodo per far ricominciare a muovere il mercato?
«Entro fine anno porteremo il documento programmatico in consiglio comunale con gli schemi di assetto della città da integrare con la nuova legge regionale di rigenerazione urbana oppure con i Print».
Come lo realizzate? Con professionisti esterni?
«Il centro della progettualità urbanistica resta in casa, dentro l'ente, non è più frammentato tra cento professionisti. Il fulcro di tutto è l'ufficio di piano e lo sta costituendo il dirigente Umberto Cappiello, ma si baserà solo su risorse interne. Verrà supportato nello studio con assegni di ricerca dall'Università e produrrà otto tesi di laurea in Ingegneria. La progettazione sarà firmata dal dirigente e integrata dall'Università».
Come si arriva al nuovo piano regolatore?
«Noi faremo un percorso di avvicinamento propedeutico al piano regolatore futuro, ma nel frattempo autorizzando gli interventi. Però c'è da dire che sia il Prg del passato che il piano particolareggiato sono concetti superati, fanno parte di un'epoca, se tu devi costruire una città ex novo fai un piano, se la città la devi riqualificare il piano non funziona. I piani hanno prodotto costruzioni e che altro? Mancano le strade e devi fare gli espropri, mancano il verde e i servizi. Un modello che non può essere riproposto, si passa dalla crescita della città alla riqualificazione. Oggi a questo modello sostituiamo quello degli schemi di assetto, uno per il centro abitato, uno per la Marina, uno per Latina scalo e per i borghi e nuclei spontanei».
Lei ha inserito anche i Print nel suo documento di programmazione, come intende attuarlo per garantire gli interessi pubblici? Barbato ha annullato tutte le proposte passate perché incomplete, illegittime e soprattutto in zona agricola…
«Gli ambiti assoggettati ai Print verranno individuati dentro gli schemi di assetto della città. Dove va la città lo decide il consiglio comunale e in quantità che vanno di pari passo con la crescita demografica».
Quindi interventi in mano ai privati?
«Nel futuro le opere le faranno i privati o con il progetto di finanza o con i piani integrati. Il Comune può solo mantenere il suo patrimonio e già lo fa con difficoltà, con 80 scuole e 500 km di strade da sistemare. Ogni programma integrato di intervento si dovrà relazionare con lo schema di assetto, con i percorsi pedonali, con le scuole. Le nuove edificazioni saranno l'ultimo anello della catena».
Esistono decine di ettari di terreno espropriati e pagati ma non trascritti presso la Conservatoria, come è possibile che non si rintracci mai una soluzione a questo problema?
«Qui dobbiamo dare incarichi esterni, fare le visure e riconsiderare il patrimonio. Bisognerebbe fare un catasto delle aree vincolate. Gli uffici sono allertati ai fini delle norme anti corruzione e c'è un controllo rigoroso».
Il Tpl vive ancora di proroghe costose. Adesso che verrà espletata la gara che fine fa la sua idea di aderire all'Ato del nord della provincia di Latina?
«L'abbiamo mantenuta nel bando come clausola integrativa ma l'aggregazione fra Latina e Aprilia non è semplice. Con tutti gli assessori alla mobilità del Lazio avremo fondi per riqualificare la flotta degli autobus e in più abbiamo 220mila euro per redigere il piano della mobilità. Con i bandi scuola-lavoro dovrebbero arrivare dei fondi per taxi sharing e navette elettriche per collegare ad esempio stazione ferroviaria ed Icot. Anche su questo non stiamo fermi».
Perché avete modificato in giunta il Peg dando la data del 30 giugno per l'assegnazione della gara, che il dirigente aveva correttamente portato al 30 dicembre?
«Io in giunta non c'ero quel giorno, si voleva evitare la proroga perché in un passato incontro Doria stesso aveva aperto alla possibilità di farcela entro giugno. Poi ci si è resi conto che era inattuabile. Nel Peg i tempi si contrattano a seconda dell'evoluzione degli avvenimenti. Ora entro l'anno assegneremo la gara, mi sembra la cosa più importante dopo anni di proroghe».