Stesse tipologie e numeri dei beneficiari, medesimi obiettivi ed articolazioni del progetto, identici quadri di costo e articolazioni delle spese previste: in una parola un copia e incolla integrale come si evince ad esempio da "Fuoriorario", l'intervento da un milione e mezzo di euro che ha ottenuto i soldi del Ministero ma che è tutta farina del sacco di un privato e non del Comune. Difficile trovare un'attenuante all'amministrazione comunale nel merito della vicenda sui progetti immateriali vincitori del bando ministeriale copiati dal Centro di servizi volontariato del Lazio (Cesv) e ricompresi nel programma "Latina anche città di mare", un'ombra che rischia di generare un contenzioso prima ancora di arrivare al traguardo dei finanziamenti. Il Cesv aveva risposto all'avviso pubblico presentando 3 proposte chiamate proprio come poi sono state definite e presentate al Ministero: "Fuoriorario", finanziato con 1,5milioni di euro, il progetto "Mediazione sociale – recupero urbano integrato" da 700mila euro e la ricerca sui giovani di Latina "Sogni e bisogni' da 450mila euro. Parte di quei progetti sono stati infilati e non modificati di una virgola nel progettone e sono stati approvati con determina di giunta la scorsa estate. Ed è proprio dal raffronto tra le proposte presentate dal Cesv e inviate il 20 agosto e i progetti allegati alle delibere di giunta approvate il 25 agosto dalla giunta (e convalidate dal parere tecnico del dirigente Manzi) che si evince come l'amministrazione abbia fatto uso sic et simpliciter dei progetti dell'associazione di volontariato per partecipare al bando e variando solo (non a caso) la voce "procedura di affidamento" laddove il Cesv si proponeva come soggetto compartecipante per coordinamento del progetto, monitoraggio e rendicontazione e il Comune invece lo ha escluso del tutto non citandolo nemmeno e specificando che tali attività sarebbero state affidate con procedure pubbliche. Le contraddizioni sono due: se ha senso recepire le proposte fatte tramite una manifestazione di interesse lo ha meno, per un ente, farle proprie integralmente rischiando l'accusa di plagio e se giuridicamente la procedura di un bando pubblico è un percorso obbligato perché invece nel caso del quarto progetto "Do you speak italian" (insegnamento della lingua italiana agli stranieri) il Comune ha recepito la manifestazione di interesse dell'Istituto Vittorio Veneto ammettendolo, come da delibera, con affidamento diretto alla procedura? In questo caso una scuola è sicuramente un soggetto pubblico (diversa la natura giuridica rispetto ad una associazione) ma che incamererà 54mila euro solo per il costo dei docenti, per esempio, una opportunità che potrebbe essere estesa in un'ottica di partecipazione e trasparenza ad altre scuole. Dopo la diffida legale recapitata dal Cesv il Comune starebbe ora correndo ai ripari per valutare con Avvocatura e direzione generale il caso e tamponare i danni di una richiesta risarcitoria. Ma resta il grande imbarazzo per una disattenzione che uno staff attento avrebbe potuto evitare, pur con l'attenuante dei tempi stretti per la risposta al bando e con la volontà di cogliere una occasione irripetibile.