I soldi. Lo scoglio più grande verso la ripubblicizzazione sono le risorse economiche necessarie per pagare a Veolia il valore del 49% di Acqualatina. Nell'incontro dello scorso 4 luglio a Roma i dirigenti della multinazionale francese sono stati molto chiari: massima disponibilità alla trattativa coi sindaci ma con le carte in tavola da subito. Così, dopo l'estate, i rappresentati dell'Ato 4 sono stati invitati a presentare una prima offerta per l'acquisto delle quote del privato. Insomma per trattare davvero è necessario passare dalle parole ai fatti. Business is business come si dice.
La versione ufficiale dell'incontro parla di contenuti formali, più un modo per conoscersi che altro. Ma le parti hanno avuto modo di confrontarsi anche in modo informale ed è qui che sono emerse le maggiori curiosità. In primo luogo i sindaci dovranno avere ben presente che il valore delle quote non è più quello della trattativa, fallita, di Veolia con Acea. Dunque sarà necessaria una nuova due diligence finalizzata a stabilire il prezzo. Fonti di Veolia parlano di almeno 25 milioni di euro. Fossero anche 22 come nella precedente trattativa cambierebbe poco: i comuni non dispongono di quelle risorse e devono trovare il modo di ottenerle. Il piano di base prevede di utilizzare i canoni concessori che dovrebbero essere versati ai Comuni dalla spa e girarli a Veolia e girare al privato gli utili futuri. I francesi sembrano disponibili ma le risorse non sarebbero sufficienti. L'altra ipotesi potrebbe essere quella di un mutuo con Cassa Depositi e Prestiti.