Una proposta di legge che vuole equiparare il commercio di cimeli del Ventennio all'apologia del fascismo tout court e una polemica non nuova che ritorna ciclicamente e dove il calcolo dei torti e delle ragioni è ben difficile da fare. Quel che è certo è che prossimamente se avrete sulla scrivania un busto di Benito Mussolini, comprato al mercatino dell'antiquariato, o le cartoline o litografie del Ventennio potreste possedere materiale vietato dalla legge configurando il reato di apologia del fascismo. Se ne sta discutendo alla Camera su proposta del deputato del Pd Emanuele Fiano, un testo che si propone di integrare la legge del ministro degli Interni Mario Scelba del 1952, che punirebbe e vieterebbe "la produzione, distribuzione, diffusione e vendita di beni mobili raffiguranti immagini o simbologie del disciolto partito fascista". Fortemente polemico sul tema uno che di fascismo se ne intende, Cesare Bruni, politicamente inquadrabile nella destra sociale, storica ed intellettuale, sempre ponderato nelle sue riflessioni e anima critica di un ventennio di centrodestra. "Si tratta di un provvedimento pericoloso – spiega Bruni – perché alimenta contrapposizioni e contempla reati di opinione, inutile perché alcune delle cose che vorrebbe colpire già sono previste ma anche ridicolo, antistorico e cinico perché non tiene conto delle conseguenze dell'alimentare ancora continue contrapposizioni nel 2017.
La cosa più grave per Bruni è istituire un reato di opinione. "La democrazia non può disciplinare le idee e ciò che la differenzia da un regime autoritario è proprio questo mentre la legge di cui si parla attenta la democrazia che deve garantire libertà di espressione a tutti. Le idee in democrazia le giudicano i consensi. Nel merito la materia che interessa questa proposta è già coperta sia dalla legge Scelba che dalla legge Mancino che punivano gli atteggiamenti e non le idee. Non credo che esista l'esigenza di altre figure di reato o di inasprimento delle pene esistenti".
Bruni vede in questa mossa una operazione politica "a tavolino" che tende a risuscitare "artificiosamente e anacronisticamente l'antifascismo militante come collante delle sinistre a sinistra del Pd e all'interno del Pd. "Non è un caso che il plauso all'iniziativa sia venuta da Sala, da Pisapia e dalla Boldrini e sia vista con favore da questo mondo politico. La verità è che l'antifascismo come collante ha fallito con il tempo e con il cambiamento della situazione politica. Penso che chi patrocina queste operazioni si assume la responsabilità di resuscitare l'antifascismo militante, una operazione dagli esiti nefasti. Abbiamo avuto dal Dopoguerra fino alla fine degli anni Ottanta quella che è stata definita una guerra civile a bassa intensità e leggi ed iniziative come queste rischiano di rinverdire contrapposizioni pericolose".
Altro aspetto sono le ricadute economiche. "Finiti i furori ideologici si colpisce un indotto economico, basti pensare ai negozi di Predappio, rendendo clandestino una grossa parte, quella del Ventennio, del mercato del collezionismo. Mussolini è lo statista più conosciuto e amato in Italia e all'estero, le risposte che dovrebbero dare le classi politiche non possono essere un inasprimento delle pene".
Il passaggio avrebbe degli effetti pratici immediati, rendendo chiaramente sanzionabili una serie di fatti e comportamenti come ad esempio il saluto romano (prevedendo un'aggravante per chi si avvale di "strumenti telematici o informatici") e appunto il commercio del bric-a-brac del Ventennio che a Latina e provincia è una solida realtà per collezionisti. E Bruni sui social ha una sua immagine (tagliata) mentre fa il saluto romano. "Se passa la legge metterà la foto senza tagli e la legge la violerò immediatamente, sono contro i reati di opinione di ogni genere"