Terremoto in giunta
Nella scacchiera della sua giunta Damiano Coletta perde il suo pezzo più importante. Come annunciato l'assessore al personale e all'organizzazione Antonio Costanzo, il decano della squadra (quello con cui Coletta si chiuse in una stanza per lungo tempo la notte della vittoria) e l'ispiratore di tante scelte gestionali ed organizzative, ha deciso di dimettersi e lo ha annunciato in una lettera indirizzata al sindaco e agli assessori. Costanzo definisce la sua esperienza in giunta "con luci e ombre" e augura un futuro luminoso alla giunta e a Lbc sostenendo che "continuerà a tifare per Latina Bene Comune", ma spiegando che "deve purtroppo confermare la sua decisione di dimettersi da assessore e di presentarle formalmente nei prossimi giorni". Una scelta meditata espressa in due cartelle fitte che pesano come una sentenza da cui si evince che la frattura era in atto da molto tempo e che il tentativo di Costanzo di raddrizzare alcune scelte nella gestione organizzative dell'ente sono cadute nel vuoto. "Le motivazioni – scrive l'assessore al resto della giunta - ve le ho già fornite con parole e atti, in più occasioni, senza cenni concreti di attenzione da parte di voi tutti". Costanzo spiega come si sia deviati dai principi ispiratori del movimento e dal metodo che lui ha applicato al suo assessorato per "una linea condotta in tutti questi mesi che contraddice impegni ed obiettivi che avevamo condiviso, con i quali ci siamo presentati alla città, per i quali io mi sono esposto. La nostra entrata in politica e la nostra azione, è stata sempre ispirata ad alcuni principi: legalità, trasparenza, partecipazione e cambiamento. Cambiamento rispetto alle precedenti amministrazioni che non hanno tenuto in debito conto l'importanza della macchina amministrativa e del personale che ne è la concreta espressione, senza lasciare alcun contributo tangibile ma il contributo da parte mia, non è mai mancato, anche quando ho avuto perplessità su alcune decisioni da prendere". A far maturare la decisione l'ultimo sgarro dell'azienda speciale. Costanzo spiega di aver rappresentato preoccupazione sull'aspetto legato al personale "e la necessità di avviare per tempo analisi per irrobustire la capacità operativa degli uffici particolarmente coinvolti con la futura gestione, ma anche qui silenzio, sottovalutazione, salvo conoscere della costituzione di un gruppo di lavoro e di un recente parere sull'assunzione di personale che fa riferimento allo statuto dell'azienda di Napoli e a visure di regolamenti cercati su internet. Mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa di più consistente, specie con riferimento ad altre fonti e a quanto afferma la corte costituzionale con sentenza del 23/072013 n.227". Una lettera dura e amara che arriva poche settimane dopo lo sfogo di Aldo Doria, l'ex dirigente voluto da Coletta ma allontanato sei mesi prima della fine dell'incarico. Due esperienze differenti nei ruoli ma simili nell'analisi e nelle conclusioni. La strada per rimettere in sesto il Comune di Latina nel nuovo corso non accetta dissonanze o critiche: ed il muro eretto può costare un assessorato. 

Senza Costanzo il bene comune perde la bussola: un addio che pesa
A volte gli eventi hanno esiti imprevedibili e il tempismo di alcune sequenze non sorride agli amministratori. Perché nel giorno della città tirata a lustro per ricordare i due giudici e intestare loro il parco cittadino, una battaglia sposata in prima persona dal sindaco, l'amministrazione civica deve registrare l'amara lettera di dissenso con cui un perno della giunta, l'assessore Antonio Costanzo, comunica la scelta di dimettersi ad un anno dalla vittoria. Dodici mesi dopo il voto che ha certificato la cesura netta contro il business dei rifiuti, contro le partecipate che facevano acqua, contro le lottizzazioni in odore di irregolarità e le inchieste della Procura, contro i fondi pubblici dispersi in opere sbagliate e contro l'impoverimento progressivo dei servizi, è proprio quel metodo fondato sul nuovo e sulla partecipazione che zoppica vistosamente per un'ammissione di colpe tutta interna. Una critica nelle pieghe del progetto che arriva da chi la macchina l'ha messa in piedi insieme al sindaco e ne è stato la bussola, da chi l'ha studiata in ogni dettaglio e poi l'ha assemblata un pezzo dopo l'altro a partire dal motore, quell'organigramma gestionale che è, se vogliamo, l'eredità più complessa del passato, fatta da 500 dipendenti che in gran parte sono passati per i sindaci Finestra, Zaccheo e Di Giorgi e per due commissariamenti. E che, oggi più che mai, sembrano viaggiare allo sbando nel solco di un profondo scollamento tra parte gestionale e politica. "Non si tratta di un singolo episodio o di una proposta non condivisa che mi ha portato a questa dolorosa decisione- scrive l'assessore – ma di una linea di comportamento, una linea che contraddice impegni ed obiettivi che avevamo condiviso, con i quali ci siamo presentati alla città, per i quali io mi sono esposto".  Impegni contraddetti che - spiega più avanti – investono quei principi che hanno spinto tutta la squadra in politica, ovvero "legalità, trasparenza, partecipazione, cambiamento". I quattro poli e i cardini di Lbc per Costanzo sono usciti fuori registro e i segnali di allerta non sono stati ascoltati a partire dall'azienda speciale, la scelta sui rifiuti portata avanti a testa bassa, ma ancora senza necessarie tutele e senza i passaggi giusti. Oggi il richiamo ad una necessaria riflessione intestina è netto e evidenzia la prima seria crepa nel progetto del bene comune, fino ad ora coriaceo di fronte alle critiche esterne, spesso interpretate come sintomo di scarsa comunicazione o di analisi sbagliate. Oggi il dissenso è in seno come il dubbio che qualcosa non stia funzionando e come la certezza che si sia deviati dal progetto ad appena dodici mesi dal bagno di folla in piazza del Popolo. L'aria nuova che si doveva percepire è ancora un refolo di vento e quelle cronache di scarsa sicurezza, i racconti sparsi di quartieri abbandonati, le cartoline di città divenute i non luoghi dell'assenza, di incuria urbana e degrado, di barriere architettoniche, di un lido che fa i conti con l'ennesima stagione sbagliata, ci sono ancora tutte. Se è vero che un anno non poteva essere sufficiente a produrre i risultati attesi, la riflessione dell'assessore che saluta e se ne va dovrebbe essere un monito a prendere le contromisure con autocritica perché l'amministrazione Coletta non può più sbagliare. E il primo madornale errore sarebbe non ascoltarlo e fingere indifferenza.