«Lo avevamo gridato invano anni fa, in tutte le conferenze dei sindaci. Lo abbiamo sempre fatto e continuiamo ancora oggi a denunciare un modo inadeguato di gestire il servizio idrico. Facciamo proposte, accettiamo soluzioni anche difficili. Non c'è stato un solo incontro in cui il Comune di Velletri non abbia detto la sua in tema di gestione della risorsa idrica. Oggi proviamo una sottilissima quanto inutile soddisfazione nel sentire che alcune nostre proposte, seppur ovvie fin dal primo momento, sono state finalmente prese in seria considerazione». Con queste parole, l'assessore ai Beni Comuni di Velletri, Sergio Andreozzi, da sempre impegnato a fronteggiare una crisi idrica che, nella città dei Castelli Romani, è "ordinaria amministrazione" da quasi un decennio, ha commentato le decisioni prese da Acea per la città di Roma. «Chiusura parziale delle fontanelle della Capitale, dissalazione dell'acqua del mare, ricerca di nuove fonti idriche. Per metterle in atto doveva accadere ciò che noi pensavamo un giorno accadesse: la Città Eterna, a cui non è mai mancata per un solo minuto l'acqua, è costretta a razionare la fornitura. E pensare che noi, qui a Velletri, città che si narra sia più antica della stessa Roma, l'acqua ce l'abbiamo razionata da anni. Dobbiamo sopportare l'umiliazione di poterci lavare per sole sei o sette ore al giorno - ha affermato con amarezza - Ogni estate migliaia di cittadini non vedono l'acqua per interi mesi. Le amministrazioni che si sono susseguite a Velletri hanno sempre cercato di trovare un sistema autonomo di approvvigionamento e, seppure con errori strategici, hanno raccolto oltre 200 litri al secondo di acqua ‘propria'. Un quantitativo importante, che aggiunto a quello che proviene dal Simbrivio dà un valore di assoluta sussistenza».