Una storia di sanità non proprio esaltante, afferma Federico D'Arcangeli, di Agenda per Priverno. Che precisa: «Una sanità che non riesce nemmeno a valorizzare le risorse che mette in campo», tanto che può capitare che «una signora cerca il consulto di una geriatra, ma non riesce a ottenere un appuntamento e viene dirottata in un'altra struttura pubblica, dove trova facilmente un appuntamento in intra moenia alla modica cifra di 90 euro». Nel frattempo, però (e qui sta l'assurdo, ndr), la geriatra in servizio presso quella struttura - l'Ospedaletto di via Torretta rocchigiana a Priverno - preoccupata per la mancanza di pazienti, verifica facilmente che al Cup «la fascia per il suo ambulatorio non è stata aperta, è come se non esistesse, e questo spiega non solo la mancanza di appuntamenti, ma anche il motivo per cui la donna di questa storia è stata indirizzata altrove e probabilmente altri pazienti sono dovuti ricorrere a strutture private». Naturalmente la geriatra è incolpevole. Come incolpevoli sono gli operatori del Cup. «Non sono loro che decidono di aprire o chiudere le fasce per le prenotazioni». E, allora? A chi dobbiamo - chiede D'Arcangeli - questo esempio di autolesionismo? Chi è il responsabile di questa mancanza?» Qualcuno dovrà pur fornire una riposta plausibile.